Tema di estrema attualità. Può una semplice chat di gruppo diventare mezzo per dar vita ad un gioco, che poi si rivelerà reale con tutte le conseguenze violente che ne deriveranno?
Entrando di più nel dettaglio, in un mondo in cui il social network è cosi presente da guidarci spesso nelle scelte che facciamo, gli scherzi di gruppo, fatti in chat o sui social sono diffusissimi, tanto da creare dei problemi di relazione ai partecipanti, e a volte gli stessi vengono messi alla gogna, attuando quello che viene chiamato “leak”, cioè divulgare materiale sensibile a discapito di qualcuno. Un vero e proprio crimine.
Di questo parla The Hunt (regia di Craig Zobel), ennesimo film della Blumhouse, abile a carpire i temi attuali e a condensarli nei suoi film. Stavolta ci troviamo di fronte ad un gruppo di persone, catapultate in mezzo ad un bosco isolato dal mondo, ognuno non ricorda nulla e non sa il motivo della loro presenza in quel luogo inospitale. Ma presto scopriranno di trovarsi in mezzo ad una sorte di cospirazione, messa in piedi da una ricca donna, che ha un piano: dar vita ad una caccia all’uomo, spinta anche da ragioni socio-politiche (lei è una liberal milionaria). Alla fine del massacro ci sarà la sfida finale con l’unica superstite , l’ex militare e redneck Betty Gilpin.
Un mix di crime, distopia, horror con una buona dose di ironia, marco di fabbrica della Blumhouse. La storia può anche essere letta come una specie di Fattoria degli animali rivisitata in chiave moderna.
Alla fine il messaggio che rimane è questo: siamo tutti impegnati a crearci un profilo finto, tra chat e fake news, mentre la vita reale ci passa davanti. Siamo forse parte di un gioco guidato da una sovrastruttura nascosta che detiene il potere?
Il film non è privo di errori e buchi narrativi ma l’idea di fondo è davvero talmente forte, di impatto, che gli viene scusato qualche scivolone dal punto di vista stilistico. Per gli amanti del genere il titolo è disponibile in streaming nelle piattaforme Rakuten e Chili.
Giovanni Vittorio






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