La Politica italiana, affrontando questa crisi di Governo innescata dal Ministro degli Interni e Vice premier Matteo Salvini, sembra dividersi tra mille tattiche e strategie di auto conservazione.
Conviene votare per strappare qualche seggio alla corrente renziana? O è più giusto rimandare il voto in modo da avere tempo per lanciare un nuovo partito di Centro?
Bisogna votare per mandare finalmente in pensione la leadership di Luigi Di Maio? O è meglio allungare il brodo per conservare la Poltrona dei tanti miracolati dal Web “condizionato” dagli epigoni di Casaleggio?
È opportuno capitalizzare il consenso finora acquisito grazie ad una campagna elettorale permanente fatta di semplificazioni e messaggi alla pancia del Paese ? O serve sostenere ancora la parte dei figli del popolo traditi dalla Casta?
Per combattere l’uomo solo al comando va compreso il suo bacino di utenza
A fronte di queste domande tanto legittime quanto sconfortanti, ancora qualcuno, per fortuna, estrema minoranza tra gli elettori, invoca nei social e nei residui spazi di dibattito pubblico, decisioni e atti di responsabilità epocale.
Non tattiche ma l’impegno autentico e alla luce del sole per un sistema liberale e costituzionale messo a dura prova dall’esperienza del Governo Giallo/Verde. Indebolito, quindi, dai “risultati” dei demagoghi e dei sovranisti uniti.
E per impegnarsi in una battaglia politica efficace contro l’uomo solo al comando, contro il Capitano obbligato dal destino a salvare quotidianamente la Piccola Patria dagli attacchi dei perfidi burocrati di Bruxelles, non si dovrebbe sviscerarne meglio le capacità di convincimento? Non si dovrebbe comprenderne a fondo il bacino di utenza? Studiare i movimenti spirituali di un elettorato frammentato che in lui si ritrova come Comunità e Gruppo omogeneo?
Alcuni analisti, ancora refrattari ad intendere le caratteristiche della Politica postmoderna, si limitano a fare di Salvini solo il Campione del ceto industriale del Nord, occupato a tutelare rendite, posizioni di monopolio e vantaggi fiscali, leciti o meno non importa.
I consensi di Salvini non derivano dalla borghesia ma dalle classi popolari
Ma LUI – a me pare – miete consensi non solo tra i “borghesi” – tra i quali comunque il PD tiene elettoralmente il passo – ma nelle campagne venete, tra gli operai torinesi, tra i disoccupati calabresi. La sua narrazione: la “sicurezza”, l’identitarismo, il “prima Noi” ha sfondato popolarmente e non solo a livello di élites.
La deriva autoritaria convince ben oltre il “borghesuccio medio” o il piccolo imprenditore meneghino.
La dialettica della lotta di classe non serve per comprendere il fenomeno Salvini, né serve per Trump o per Orban!
La sovrastruttura razzista, la “società chiusa”, il bisogno di un “capo” da seguire in ordine, la ricerca di un nemico/aggressore chiaro, non è determinata dalla struttura economica epocale e dalle classi dominanti.
Qui è lo Spartaco delle periferie metropolitane a volere sulla forca gli zingari e i “neri” abbandonati in mare.
Salvini sfrutta la teologia politica dell’eccezione
Marx cede il passo a Schmitt nella comprensione di questa crisi complessa di tutto l’Occidente: è pura teologia politica dell’eccezione!
Quella in cui la norma/normalità è deposta, le leggi sono concepite come limite da superare, e il “Sovrano” offre nuovi miti fondanti.
Il Crocefisso “impugnato” come un’arma e la Madonna degli “speronamenti” non sono, quindi, orpelli e caricature, sono le fonti di un nuovo Diritto. Sono le espressioni feroci ed efficaci di un sentimento popolare che vuole farsi Nuovo Ordine, Nuova Chiesa, Nuovo Stato.

