La Lega straborda: successo di Salvini anche a Sud

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La nuova forza della Lega

La Lega ha sbancato. 34,3% alle Europee, il primo partito in Italia. Vince a Lampedusa e Riace, paesi simbolo di una politica inclusiva che sembra essere stata punita dai cittadini.

Che questa sia una fase storica molto difficile e complessa non è una novità. Tutte le rabbie, le ansie, le paure dei cittadini sono intercettate dall’ennesima figura dell’uomo forte, in questo caso il ministro dell’interno Matteo Salvini. A seguito del successo elettorale ha ora tutte le carte in tavola per stravolgere gli equilibri del governo giallo-verde spostando a destra gli assi della coalizione con i cinque stelle sempre più in affanno.

La Lega da secessionista a nazionalista (con il trucco?)

Salvini e la Lega parlano alla pancia del Paese. Lo fanno indicando con linguaggio chiaro e semplice un capro espiatorio contro cui sfogare tutta la rabbia. Lo slogan “prima gli italiani”, che ora sostituisce il vecchio “prima il Nord”, unisce la penisola e le isole da Nord a Sud. La logica è sempre la stessa: quella della contrapposizione. Non più tra Nord e Sud come voleva la Lega di Bossi, ma fra italiani e stranieri. La Lega, da secessionista, si riscopre partito nazionalista, unisce l’Italia nel segno dei porti chiusi e della contrapposizione. Salvo poi far uscire dal cilindro, quasi come in un gioco di prestigio, il tema delle autonomie differenziali. In due parole liberare il Nord dalla cosiddetta zavorra improduttiva rappresentata dal Meridione, pur paradossalmente prendendo voti da lì. La Lombardia, il Veneto e l’Emilia Romagna (a trazione Partito Democratico) già stanno seguendo questa strada.

Un nuovo capro espiatorio da parte della Lega

Se la Lega vince a Gioia Tauro, a Rosarno, nella provincia del reggino, ed è seconda in tutto il Sud, allora è chiaro che qualcosa è cambiato nella percezione da Sud.

Sono passati i tempi in cui i leghisti facevano il tifo per l’eruzione dell’Etna o del Vesuvio. Adesso il capro espiatorio sono gli stranieri, su di loro va sfogata la rabbia e la frustrazione di un Paese in crisi.

Nessun cambiamento realistico al Parlamento europeo

Difficilmente cambieranno gli equilibri all’interno del Parlamento europeo. Infatti le forze “sovraniste”, se hanno sbancato in Italia e Francia, non hanno raggiunto la maggioranza in Europa e siederanno all’opposizione. Qualunque maggioranza si formerà sarà composta dai partiti tradizionalmente europeisti.

Molto probabilmente si continueranno le politiche dell’Austerity che stanno ammazzando Grecia e Italia rafforzando i partiti sovranisti in una logica di suicidio dell’Unione Europea.

Un cambiamento epocale: quali risposte?

Il fatto è che siamo di fronte ad un cambiamento epocale, a cui, nessuno, compresa la stampa e la cosiddetta classe intellettuale, sembra stare rispondendo in modo adeguato. Mancano gli strumenti concettuali per rispondere in modo sistematico ai problemi della modernità liquida, alla centralità della tecnica e della scienza, al declino dei saperi umanistici sempre più considerati un lusso inutile. Urge una visione politica nuova, un lavoro di ricostruzione di una sinistra moderna che sappia parlare al popolo. Senza assumere un atteggiamento di disprezzo o assumendosi a simbolo delle classi benestanti in stile radical chic.

Bisogna ricostruire per evitare il disastro

Attualmente l’unico capo politico di sinistra sembra essere il papa in carica, e forse per questo risulta mal digerito dal mondo cattolico tradizionalista.

Ma la spinta al cambiamento non può venire dalla Chiesa, pur potendo trarre esempi positivi anche da quella galassia. La Chiesa infatti non dovrebbe occuparsi attivamente delle questioni politiche sostituendo lo Stato. Deve arrivare da un nuovo modo laico di vedere il mondo, che sappia pensare ai bisogni reali del popolo e migliorarne la vita, combattendo davvero le ingiustizie sociali. È tempo di ricostruzione. L’alternativa è chiudersi nei propri confini, portare al collasso l’Unione Europea e ricominciare una stagione di contrapposizione nazionalistica e di guerra commerciale che potrebbe anche tramutarsi in una nuova guerra armata, visti i precedenti storici. Ma laddove “cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”, diceva qualcuno. Ci auguriamo che sia così.

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  • Nato a Reggio Calabria, laureato in Filosofia Contemporanea, al di là di dove vivrà effettivamente in modo stabile, porta dentro di sé l’amore per il Mezzogiorno e per lo Stretto. Si occupa principalmente di epistemologia e di filosofia della politica. Sogna un nuovo umanesimo che eticamente possa guidare il progresso tecnico-scientifico in una direzione umana. Strenuo difensore dei diritti civili e sociali contro l'intolleranza e l'oscurantismo.

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