«Dobbiamo raccontare cosa sta accadendo a Acari. Dobbiamo gridare al mondo e far sapere a tutti l’azione brutale e selvaggia della polizia. Il 41° Battaglione della Polizia Militare di Rio sta terrorizzando e stuprando i residenti della favela. Questa settimana due giovani sono stati uccisi e gettati in un burrone. Oggi la polizia ha camminato per le strade minacciando i residenti. Accade sempre e con i nuovi interventi gestiti anche dall’esercito la situazione è peggiorata».
Questa la denuncia poco prima di morire riportata da Repubblica.it. Marielle Franco, consigliera del Partido Socialismo e Libertade, è stata assassinata la sera di mercoledì 16 marzo a Rio de Janeiro con cinque colpi di pistola. Da sempre in prima fila per i diritti dei più poveri e delle minoranze, si è schierata a favore del rispetto della vita in quelle Favelas problematiche, di cui molti vorrebbero solo cancellare l’esistenza, invece che curarne i traumi e risolverne pazientemente i problemi. Questo il ricordo che le riserva Amnesty International: «Marielle difendeva tenacemente i diritti delle donne e dei giovani neri delle favelas e altre comunità emarginate ed era anche nota per le sue denunce sull’operato illegale delle forze di polizia e sulle esecuzioni extragiudiziali».
Una fotografia spietata della società, dove la violenza non risparmia nessuno e soprattutto è utilizzata da tutti, lasciando sul campo sempre i più deboli: i bambini, le donne, le madri, e anche qualche attivista per i diritti umani. Attivisti che, però, in questo caso, sono rappresentati con un’ironia feroce e spietata: anime belle che citano Foucault, ma che restano estranei al mondo delle favelas. Quella zona franca governata da leggi proprie, dove lo Stato, però, entra solo con la manifestazione di una violenza ancora maggiore. Gli abitanti stessi del quartiere restano sullo sfondo e compaiono solo nel ruolo passivo di sfruttati o abusati, soprattutto nelle figure di donne e ragazzini. Questi soggetti – adolescenti e prostitute – notoriamente sono i primi bersagli della limpieza social storicamente portata avanti in diversi paesi sudamericani dalle forze dell’ordine con il tacito consenso dei governi. Tropa de elite descrive con potenza e dolore la guerra in nome del decoro nascosta in modo neppure tanto celato sotto la maschera di quella al narcotraffico, in un universo dove la legge e il risanamento urbano sono realizzati unicamente a colpi di mitra.
Undici anni dopo il film, nulla sembra cambiato, anzi, la situazione è, se possibile, peggiore, soprattutto dopo gli ingenti investimenti di riqualificazione urbana fatti per i grandi eventi delle Olimpiadi e dei Mondiali. Marielle Franco ha denunciato, infatti, nei suoi ultimi giorni di vita, un incremento delle violenze ora che nella gestione delle problematiche del territorio è stato coinvolto direttamente l’esercito brasiliano. Questo decreto, che affida di fatto la gestione della sicurezza all’esercito, è stato varato dal governo dell’attuale presidente Temar.
Ciao Marielle, in questo mondo dove la sicurezza di alcuni vale più dei diritti dei molti, dove il decoro altro non è che una guerra feroce verso la povertà e l’indigenza, dove il degrado ha spesso gli occhi di un ragazzino smarrito a cui la società non ha mai offerto nulla di più di violenza e miseria, ci mancherai…

