Uri Caine in concerto al Parco Ecolandia

Uri Caine

Uri Caine al Parco Ecolandia

Lunedì sera il Parco Ecolandia, in collaborazione con il Peperoncino Jazz Festival, ha ospitato un grosso nome del jazz internazionale, il pianista e compositore americano Uri Caine.  Affiancato sul palco da due mostri sacri del circus come Mark Hellas al contrabbasso e Clarence Penn alla batteria, il musicista ha dato vita ad una performance da brividi. Partenza subito in quarta, stile percussivo sui tasti, accordi, note singole si ricorrono, si assemblano, si mischiano, si baciano ai ritmi sostenuti degli altri strumenti in un brano quasi infinito, improntato da accelerazioni improvvise e lentezze inaspettate.

Un jazz libero da legami di riferimento

Si prosegue all’incirca con questa andatura, con un jazz libero da legami di riferimento, che disorienta gli intenditori dal fatto di poter applaudire nel momento giusto un assolo, una partitura o un arrangiamento più complesso. S’avverte qualche plauso ma viene subito mortificato dalla continuità musicale e insistente del trio.

Avvicinandosi al microfono, il pianista, dopo aver presentato i suoi incredibili session men, menziona una leggenda del piano jazz: Thelonius Monk. E via ad altri pezzi strutturati e destrutturati, banale quantificarli vista la loro natura da suite, contenitori di periodi storici del jazz, si va dal swing alla fusion.

Una piacevole insicurezza musicale per l’ascoltatore

Musica che si contiene a fatica, a tratti riempie di magia i brevi silenzi attraverso le carezze delle bacchette sul rullante. Aprendo poi a fasi musicali diverse appoggiandosi sui groove devastanti del contrabbasso. A metà concerto si sentono anche echi da Kind of Blue di Miles Davis, due note appena riconoscibili, delle reminiscenze ripetute in un loop dolce e vorticoso. Almeno questa è l’impressione, regna una piacevole insicurezza musicale da parte dell’ascoltatore.

Quindi si finisce rapiti e trasportati al momento in cui il trio viene richiamato sul palco dalle urla insistenti del pubblico. Altri due pezzi, forse i più brevi dell’intero concerto. Uno di questi è un pezzo lento, sembrerebbe una ballad ma Uri Caine sa come trasformare un genere. Sa come appropriarsene in base alla sua estetica musicale. Un’ora e un quarto trascorsa così, a volte il tempo è tiranno, i timpani si rilassano e si smette di ascoltare musica cosi. I musicisti s’inchinano e salutano. Chapeau!

Maurizio Caruso

(Foto gentilmente concessa da Relics – Controsuoni)

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