“Trash Market” di Tsuge Tadao: la classe operaia non va in paradiso

Trash Market

La Oblomov Edizioni, progetto editoriale di Igort connesso a La Nave di Teseo, con la collana Tezuka si inserisce in una temperie culturale particolarmente favorevole alla scoperta dell’età dell’oro del fumetto giapponese. Negli ultimi anni, editori come Canicola, Coconino, Hikari (001), BAO, Rizzoli, Hazard e J-POP stanno provvedendo a colmare lacune enormi a livello di edizioni italiane di veri e propri classici ascrivibili al filone del gekiga (le “immagini drammatiche”), opere dai temi forti e indirizzate a un pubblico maturo. Tra gli autori, i gekigaka, vanno annoverati “mostri sacri” come Tatsumi Yoshihiro, Tsuge Yoshiharu (L’uomo senza talento, Il giovane Yoshio) e il fratello di quest’ultimo, Tsuge Tadao. Molto importante in questo senso si sta rivelando il lavoro di traduttori attenti e appassionati come il crotonese Vincenzo Filosa o il reggino Paolo La Marca.

Di Tadao Oblomov ha pubblicato di recente Trash Market, raccolta di storie apparse perlopiù sulla rivista di contro-cultura Garo negli anni dal 1968 al 1972. Tadao è l’artista operaio per eccellenza nel mondo del fumetto giapponese, costretto a ritagliarsi lo spazio per la narrativa disegnata tra un lavoro kitanai, kitsui, kiken (sporco, faticoso e pericoloso) e l’altro. La sua è una poetica del degrado, la classe di riferimento dei suoi protagonisti è il sottoproletariato suburbano, il  contesto delle sue storie sono le periferie depresse di Tokyo negli anni che traghettano il Giappone dalla miseria del secondo dopoguerra ai conflitti sociali degli anni Sessanta-Settanta.

Attraverso una letteratura disegnata cinica e disincantata, Tsuge Tadao insegue la propria biografia o la cronaca degli sventurati che mendicano ai margini della metropoli per poi scomparire tra le nebbie dei sobborghi. Come sottolinea Ryan Holmberg nella postfazione, Tadao è un fumettista cross-mediale: attinge al poliziesco di Abe Kōbō, alla fotografia dai bassifondi (kojiki shashin) di Ken Domon, e alla narrativa di Kenzaburō Oe e Takeshi Kaikō, offrendo al lettore dei manga presi a prestito nelle librerie kashi-hon un prodotto sfumato, allo stesso tempo verista e allusivo, «letterale» e «metaforico», per usare un’espressione di Holmberg.

La sua condizione di lavoratore prestato al fumetto incide sullo stile espressivo dello Tsuge junior: se in un primo tempo le sue produzioni sembrano ricalcare al ribasso il mirabile lavoro del fratello Yoshiharu o quello del padre del gekiga Tatsumi Yoshihiro (Una vita tra i margini), i tratti decisi e i neri pieni si evolveranno in una grafica dai contrasti sempre più marcati. Lo sfondo delle vicende raccontate riprende la biografia di Tadao, dall’impiego nel settore pulizie in una ditta farmaceutica al lavoro in una banca del sangue. Al di là dell’autorappresentazione, la galleria dei “miserabili” di Trash Market spazia dall’attempato pervertito di Dolce è la notte, storia dal sapore vagamente “edipico”, al «marito prodigo» di Caccia all’uomo, icona dello smarrimento esistenziale.

Trash Market 2

Ma probabilmente le pagine più icastiche dell’intero volume sono quelle di Una storia totalmente priva di senso, in cui un gruppo di giovani “nichilisti” programma un attentato ai danni di una personalità eminente del paese, senza alcun fine politico se non la mera ricerca di vendetta, nei confronti del primo ministro Satō, di una zaibatsu, dei privilegiati in genere. Nel gesto dei rivoltosi, terminato in un bagno di sangue, vi è tutto il disagio della società nipponica negli anni Sessanta e Settanta: la ripetizione del gesto dei 47 ronin; l’eco di Mishima, del suo romanzo A briglia sciolta  e della milizia privata Tatenokai da lui fondata; le azioni dello Zenkakuren, il sindacato studentesco giapponese protagonista di proteste contro la guerra in Corea  o il rinnovo del Trattato di San Francisco.

O meglio, nella protesta senza senso degli anti-eroi di Tadao risuona il proclama del gruppo di terroristi dell’Armata Rossa Giapponese fuggito in Corea del Nord dirottando un volo nazionale della Japan Airlines: «Noi siamo Ashita no Joe!». È forse proprio nei marginali di Chiba Tetsuya e Takamori Asao che si può ritrovare una traccia dell’eredità di Tsuge Tadao nel manga mainstream.

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  • Nato a Reggio Calabria, si è formato nell’area dello Stretto, coronando la sua formazione con un Ph.D. in Metodologie della Filosofia presso l’Università di Messina. Pop-filosofo di osservanza deleuziana, si occupa di estetica, psicoanalisi e filosofia della cultura di massa, con diverse pubblicazioni al suo attivo. Fa parte del comitato editoriale della rivista internazionale Mutual Images.

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