“Il giovane Karl Marx“: tra libertà e giustizia sociale

Il giovane Karl Marx

Il pensiero di Karl Marx è divenuto, specialmente negli anni Sessanta e Settanta, una sorta di monolite dogmatico, un’ideologia da non poter mettere in discussione e da seguire acriticamente, quasi un nuovo catechismo in salsa rossa.

Il nome di Marx è stato fonte di ispirazione, più o meno direttamente, di diversi regimi totalitari (l’Unione Sovietica e i suoi stati satellite nell’Europa dell’Est), della guerra fredda che ha dilaniato l’Europa, divisa da una “cortina di ferro”. Il nome di Marx è stato associato ad episodi drammatici come i fatti risalenti alla primavera di Praga e piazza Tienanmen, al “socialismo reale” e gravi atti contro la dignità dell’uomo.

Il giovane Karl Marx, film uscito nelle sale italiane il 5 aprile, non ha un titolo, a mio avviso, casuale. Il regista Raoul Peck ha infatti scelto di porre in risalto l’aspetto rivoluzionario e per questo, per così dire, “giovanile” del filosofo ed economista di Treviri. Tutta la freschezza di un pensiero atto a modificare il mondo nella direzione di una compiuta giustizia sociale e, quindi, di una uguaglianza sostanziale dell’umanità.

Il pregio principale del film è infatti proprio questo. Rivendicare la freschezza, la passione politica e insieme rivoluzionaria di due giovani amici (Karl Marx e Friedrich Engels) volti genuinamente e criticamente a distruggere il vecchio mondo, fatto di soprusi, disuguaglianze e privilegi con il fine di creare un mondo nuovo o quantomeno più giusto di quello in cui si trovavano a vivere.

Tutto ciò induce lo spettatore a porre in questione quello attuale, senza voler ovviamente trasporre la situazione della società borghese dell’Ottocento in quella liquida e postmoderna di oggi, che sarebbe davvero ingenuo.

È stato scritto molto su Marx, numerosi sono gli autori di matrice liberale che lo hanno attaccato, mi fermo solo a Karl Popper che, nel secondo volume di Open society and its enemies (La società aperta e i suoi nemici), lo accusa di essere un nemico della società aperta le cui predizioni sarebbero state già falsificate dalla Storia. Il suo socialismo sarebbe falsamente scientifico, o meglio lo sarebbe stato storicamente fino ad essere poi smentito dal corso degli eventi.

Non è sulla scientificità o meno del pensiero di Marx che intendo soffermarmi né il film intende farlo. Credo che la freschezza dell’opera stia piuttosto nel mostrare come le idee di libertà di cui i liberali classici riempiono i loro scritti siano spesso (non sempre) parole vuote.

Sandro Pertini, Presidente della Repubblica italiana, in una famosa intervista che riporto di seguito, esprime benissimo questo concetto:

«La libertà senza giustizia sociale può essere anche una conquista vana, mi dica in coscienza, lei può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli ed educarli, questo non è un uomo libero: sarà libero di bestemmiare, di imprecare, ma questa non è la libertà che intendo io».

Ebbene, la caduta dei regimi comunisti, la fine del bipolarismo e della guerra fredda, l’avvento della globalizzazione, le nuove tecnologie informatiche, hanno creato un mondo nuovo, creando per esempio l’idea, nell’opinione pubblica mondiale, ormai europeizzata o americanizzata, che, in tema di diritti sociali e di welfare, si debba ormai cedere il passo alla finanza, ai pareri della borsa, alle esigenze di mercato, tralasciando o peggio ignorando il tema della giustizia sociale e quindi della dignità dell’uomo.

La Cina, da regime comunista, paradossalmente è divenuta leader e sostenitrice accanita del mercato globale, della concorrenza senza scrupoli e dello sfruttamento dei lavoratori. Gli Stati Uniti, con l’era Trump, per tutta risposta hanno lanciato la guerra dei dazi, quasi un ritorno al mercantilismo dell’età di Luigi XIV. L’Unione Europea risulta un organismo palesemente in crisi e a semplice trazione franco-tedesca. L’ONU, un organismo tristemente ridicolo, che non riesce, nella pratica, ad evitare le iniziative belliche unilaterali, nel braccio di ferro tra Stati Uniti e Russia, guardando gli ultimi fatti di politica internazionale.

Le nuove tecnologie di comunicazione, i social, gli smartphone hanno creato nuove generazioni anestetizzate e spesso incapaci di fermarsi a riflettere con attenzione su un problema, esclusivamente prese dal divertissement (Pascal) o peggio dalla fuga dal pensiero (Heidegger).

Se tutto questo è vero, ciò che è vivo di Marx, a mio parere, non è certamente l’atteggiamento ortodosso di alcuni suoi seguaci degli anni Settanta, quanto proprio questa tensione originaria in vista del raggiungimento da parte dell’uomo della dignità e della compiuta libertà.

E per questo fine è necessario studiare, studiare e studiare, non solamente le scienze positive, che siano naturali o giuridico-sociali, ma anche e soprattutto quelle discipline volte alla riflessione come la filosofia, la psicoanalisi, la letteratura. A mio avviso è insomma necessario avere bene in testa quale tipo di società si voglia realizzare, senza con questo innamorarsi troppo della propria idee perché come ha scritto Poincaré facendo il verso a Goya «i sogni della ragione creano mostri».

La tensione rivoluzionaria e messianica di Marx può rammentarci proprio questo compito.

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  • Nato a Reggio Calabria, laureato in Filosofia Contemporanea, al di là di dove vivrà effettivamente in modo stabile, porta dentro di sé l’amore per il Mezzogiorno e per lo Stretto. Si occupa principalmente di epistemologia post-positivistica e della complessità, di filosofia del linguaggio e della politica. Sogna un nuovo umanesimo che eticamente possa guidare il progresso tecnico-scientifico in una direzione umana. Attualmente si sta interessando al pensiero dell’“anti- filosofo”, per dirla con Badiou, Ludwig Wittgenstein.

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