Tra follia condivisa e doppioni. Fantascienza o realtà?

di Jole Lorenti

Qualcuno ha mai sentito parlare di “Orphan Black”?
Nel caso non lo sapeste, è una serie televisiva rilasciata dalla BBC in America nel 2013 e protrattasi per circa quattro anni.
Essenzialmente, è incentrata sulle curiose e fantascientifiche vicende di quattro donne, diversissime caratterialmente, ma identiche nella forma.
In sintesi: l’una è il clone dell’altra.
Cosa c’entra con la psicologia?
Ebbene, nonostante non sia molto conosciuta, esiste una patologia cosiddetta “Sindrome dei doppioni”, anche nota come “Folie à deux”.
Non si parla di figurine o, più semplicemente, di sosia, ma della vera e propria convinzione che esista, nel mondo, un doppione tale e quale a chi ne soffre, esteticamente quasi perfettamente sovrapponibile, con una personalità ed una vita differente.
Qualche volta, il doppione potrebbe assumere le sembianze di uno straniero o, per assurdo, essere un componente stesso della nostra famiglia!
E’ una vera e propria fobia, ovvero una costante sensazione irrazionale di panico, paura e totale rifiuto di determinate situazioni, ma anche semplicemente dell’idea che esse possano esistere, eventualmente, nel futuro.
La stessa persona che sospettiamo possa essere un nostro doppione, potrebbe di conseguenza soffrire dello stesso disturbo psicotico e questo si lega, direttamente, con un’ulteriore patologia.
Ecco spiegato il termine “folie à deux”, follia a due, ma che in realtà potrebbe essere contratta anche da tre, quattro persone o da una famiglia.
Più specificatamente è definita come “Sindrome di Lasègue-Falret”, nonostante sia molto rara ed è osservabile soprattutto in soggetti già affetti da bipolarismo o schizofrenia.
Come sarebbe avere un clone?
Il pensiero vi farebbe impazzire?
Chissà, io, nel dubbio, non vorrei saperlo!

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