Se Saverio Pazzano fosse sindaco – Preparare un fuoco

Saverio Pazzano

Non ho mai capito fino in fondo questa città e ho il sospetto che questa città non mi abbia mai capito. Nonostante la nostra reciproca incomprensione, credo che un racconto di Jack London, Preparare un fuoco, sia una metafora perfetta per descrivere Reggio. 

In un Klondike selvaggio, in un giorno freddo e grigio, si consuma la vicenda di un uomo che tenta di raggiungere il campo base insieme al suo cane. L’uomo vorrebbe raggiungere il campo prima dell’imbrunire ma il freddo è glaciale, la neve infida e l’uomo finisce per sprofondarci dentro, bagnandosi fino alle ginocchia. Deve a questo punto preparare un fuoco, per asciugarsi, per riscaldarsi, per allontanare quel freddo pungente e la paura. Ha le dita intorpidite, la barba ghiacciata, ma riesce ad accendere un timida fiamma che comincia a crepitare. L’uomo alimenta il fuoco con piccoli ramoscelli e sorride ricordando qualcuno che gli aveva consigliato di non viaggiare mai da solo nel Klondike. Ma adesso ce l’ha fatta, ha acceso un fuoco, è salvo, comincia a sclacciarsi gli scarponi per tentare di far riprendere vita ai piedi con il calore. Improvvisamente però, dal ramo sotto cui ha allestito il fuoco, cade un ammasso di neve che spegne la fiamma. Prova a riaccendere il fuoco lontano dall’albero ma i tentativi vanno a vuoto. Il cane fiuta il pericolo e si agita, l’uomo invidia la pelliccia del cane, comincia a perdere sensibilità nelle mani. «Nel tentativo di separare un fiammifero dagli altri, gli cade tutto il mazzo nella neve». Altri tentativi di accendere il fuoco falliscono, l’uomo è disperato e pensa di uccidere il cane per scaldarsi con la carcassa calda della bestia ma si rende subito conto di non avere la forza necessaria. Comincia a farsi spazio nell’uomo la paura della morte, una paura violenta, ottusa, che lo fa correre verso il torrente nonostante abbia le dita congelate e sia piegato dal gelo e dalla frustrazione. Corre verso il campo consapevole di non avere alcuna possibilità di raggiungerlo. Stramazza nella neve mentre il cane lo guarda, una volta, due volte stramazza e alla fine si arrende lasciandosi andare al torpore, accettando la morte. 

«Dopo un poco il cane uggiolò con più forza. E dopo un altro po’ strisciò vicino all’uomo e fiutò l’odore della morte. Che lo fece ritrarre con il pelo dritto. Si trattenne ancora qualche istante, ululando sotto le stelle che guizzavano e danzavano e brillavano radiose nel cielo gelido. Poi si volse e si avviò trotterellando verso l’accampamento che conosceva, dove c’erano gli altri procacciatori di cibo e procacciatori di fuoco». 

Reggio, come il protagonista di questo racconto, è stata sempre incapace di allestire un fuoco, un fuoco che non significa soltanto sopravvivenza, ma che significa anche condivisione, speranza, cammino. Se Saverio Pazzano fosse il sindaco di questa città forse noi potremmo, insieme, tentare di modificare il racconto, mutare il protagonista, trasformare la solitudine in comunità, la morte in vita. Troppe volte ho avuto la sensazione che questa città fosse popolata soltanto di spettri, che la vita fosse fuori, che il corpo morente della città producesse una classe dirigente agonizzante, livida, incapace di qualsiasi slancio. 

Camminando insieme ai ragazzi del collettivo La Strada, parlando, ragionando a cuore aperto sulle cose, sognando il sogno di una città, ho imparato che non tutto è perduto, che questa non è soltanto una città di fantasmi o un paradiso perduto abitato da diavoli. Ho capito che non tutto è rovina, che noi, la generazione che ha avvertito il bisogno di tornare da un esilio sia fisico che esistenziale, dobbiamo e possiamo fare molto per Reggio, per le generazioni future, per noi stessi, per la nostra comunità. 

Se il sindaco fosse Saverio Pazzano finalmente avremmo qualcuno capace di prendersi cura di questa città. Dei luoghi, delle parole, delle persone, del silenzio. 

Se il sindaco fosse Saverio Pazzano finalmente avremmo qualcuno capace di camminare domandando. 

Se il sindaco fosse Saverio Pazzano riusciremmo finalmente, tutti insieme, a preparare un fuoco. 

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  • Carmelo Rosace è nato e vive a Reggio Calabria, dove lavora come insegnante. Ha studiato filosofia all’Università degli Studi di Messina dove nel 2016 ha conseguito il dottorato di ricerca in Metodologie della filosofia.

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