“Regina di cuori”: un musical a testa in giù

Regina di cuori

Il mondo di Alice dal punto di vista della Regina di cuori

“Tutti i migliori sono matti!” disse sornione il Cappellaio ad Alice, e mai questa frase fu più azzeccata. Esuberante, esilarante, atipico ed eccentrico sono solo alcuni degli aggettivi che calzano perfettamente col significato del musical “Regina di cuori”.

Siamo stati da sempre abituati a vedere il punto di vista di Alice, il poter immaginare con i suoi occhi furbi e vispi un mondo parallelo al nostro. Un mondo fatto di follie, stravaganze, capovolgimenti, in cui vedere le cose a testa in giù è la normalità. Mai invece ci era capitato di metterci nei panni della Regina di cuori, possente e autoritaria sovrana del Paese delle meraviglie.

Un musical meraviglioso: messaggi complessi trasmessi in modo semplice

“Che meraviglia!” Mi verrebbe da dire, avere la possibilità di vivere a pieno questa storia, poter guardare da un’altra prospettiva una favola fin troppo conosciuta, ma mai perfettamente capita. Ed è questo che Carlo Colico, autore del musical, ci propone, vedere quella prospettiva celata, un po’ nascosta che colora di rosso tutto quel mondo.

Il capolavoro di Caroll è un testo complicato, troppo cervellotico per un bambino. Risulta pieno di caratterizzazioni e metafore: ogni personaggio fa parte di una simbologia talmente tanto astratta e senza senso da mettere in dubbio la nostra normalità. Ed è proprio questo che rende ancora più bello questo musical, la voglia di trasmettere dei messaggi talmente tanto calzanti e complicati in una chiave più comprensibile e ritmata.

Vedendo questo spettacolo lo spettatore entra in un magico viaggio all’interno del paese più folle che ci sia. Accompagnato per mano e scortato dalla strampalata banda del Cappellaio, guidato in un mondo dove anche la cosa più difficile, come la fiducia nell’altro, appare essere la cosa più semplice.

“La Regina di cuori”: la bellezza della vita comunitaria

È una storia di amicizia, una storia di gelosie, cattiverie e speranza. Una storia che sembra essere la cornice della nostra società, la continua lotta verso il potere di chi, come lo Stregatto, non si pone il problema di eliminare chi lo attornia per un proprio tornaconto. Una storia che sembra essere lo specchio della realtà che al giorno d’oggi viviamo. Però al tempo stesso ci fa vedere quel piccolo spiraglio di luce che solo chi è dotato di un po’ di follia riesce a cogliere.

Questo musical ha fatto sì che un gruppo di sessanta ragazzi uniti dalla stessa passione colorasse con la loro vivacità la tela su cui è stata dipinta “Regina di Cuori”. Ha fatto sì che si conoscessero, andando a creare un gruppo compatto, persone che hanno saputo cogliere la bellezza che la vita comunitaria ti sa regalare. La freschezza delle piccole cose, un gruppo capace di non essere solo “gruppo”, ma di essere soprattutto “famiglia”.

Vivere dall’interno questa realtà significa vivere a pieno tutto ciò, significa non fermarsi al risultato finale. Significa invece  accontentarsi delle inezie, di alcune piccolezze che in realtà tanto piccole non sono. Significa soprattutto a camminare insieme, non sentirsi soli, tenere la mano costantemente ad altre 59 persone. Insegna a non arrendersi, combattere, superare le mille difficoltà che un impegno tanto grande ti mette davanti, significa forgiare il tuo carattere, plasmarlo e adeguarlo ad una vita di comunità, significa sorridere, abbracciarsi, viversi.

La riscoperta della nostra fanciullezza

Questo musical mi ha fatto capire tanto, mi ha fatto comprendere che non sempre dietro ad un elemento cattivo si celi realmente il male. Mi ha fatto capire che è giusto abbracciare i nostri “noi bambini”. È giusto riscoprirli, conviverci assieme anche quando non riusciamo a ricordarci di loro. Mi ha fatto capire che, nonostante la società c’imponga dei modelli precostituiti, seri ed integerrimi, alle volte un briciolo di follia non fa mai male. Ma soprattutto mi ha fatto capire che se un’amicizia è vera può battere le barriere di ogni mondo ultraterreno.

Alle volte siamo troppo impegnati a dare ascolto allo Stregatto che, appollaiato sulla nostra spalla, ci spinge a prendere le decisioni più egoistiche. Cerchiamo però di scrollarlo via rizzando le orecchie e ascoltando la voce del nostro cuore.

Ed è per questo che sento di dire grazie. Grazie a Carlo per aver reso possibile ciò che in realtà per noi appariva come impossibile.

Grazie ai ragazzi e a tutti coloro che hanno collaborato. Li ringrazio perché per nove mesi hanno dedicato parte del loro tempo a costruire, mattoncino dopo mattoncino, il Paese delle meraviglie. Lo hanno reso folle come non mai regalando alla città di Reggio la possibilità di vedere il mondo a testa in giù.

di Eleonora Lombardo

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