Reggio, se il Sindaco fosse Saverio Pazzano

Saverio Pazzano

Da qualche mese partecipo alle avventure di questo gruppo di concittadini che ha lanciato l’iniziativa chiamata Nomi Cose Città R come Reggio. Come ci siamo ritrovati è stato piuttosto facile: una vicinanza generazionale e intellettuale ci aveva visti impegnati tante volte su più fronti. Il gruppo, che si è poi nominato Collettivo La Strada, è guidato da Saverio Pazzano, un giovane professore e intellettuale della nostra città, con una forte storia di impegno sociale. La persona giusta, al momento giusto, con il gruppo giusto.

La lacerazione dei reggini, fuori sede e non, espressa nella prima assemblea

A dicembre, il Collettivo ha convocato la sua prima assemblea pubblica: un centinaio di rimpatriati per le vacanze natalizie ha sentito la necessità di esprimere una lacerazione interiore. Che poi è la lacerazione che vive la nostra città. In questi giorni d’agosto, di nuovo, incontri e toccate e fuga, in una Reggio impreparata mai come quest’anno alla stagione estiva, senza una spiaggia accessibile e senza mare balneabile. Tanti cominciano a chiedersi: perché tornare, anche solo per le vacanze?

A Reggio mancano intere generazioni

A Reggio mancano parecchie cose: in primis, mancano intere generazioni. La mia, quella di chi oggi ha circa 35 anni, è quasi del tutto assente. Tempo fa, discutendo con un amico, questi mi faceva notare che in fondo vivere alla periferia dell’impero ti tempra e ti consegna lenti di ingrandimento utili per osservare il mondo in maniera diversa, forse persino più profonda e vera. Comunque, non è questo il punto.

Il Collettivo La Strada e Saverio Pazzano ritengono sia un dovere non lasciare morire la città

Il punto è che questo Collettivo, guidato da Saverio Pazzano, si è riunito perché ritiene sia un dovere non restare a guardare questa città dolente e morente. Non come semplice dovere civico di cittadini per bene. Quanto piuttosto come un compito che la storia recente ci impone. Non avrei sufficienti righe per analizzare quello che il nostro paese sta vivendo. Sicuramente questa Italia 2019 non ci piace, ci spaventa, ci indigna. Ma, come avviene spesso, appunto, per le periferie dell’Impero, esse sono punti di avvistamento privilegiati, laboratori.

Le responsabilità politiche e amministrative sono evidenti

In questi mesi il Collettivo La Stradacon Pazzano in testa, ha attraversato molti quartieri, osservato la desolazione e l’abbandono. Tutto sembra una brutale periferia. Piazze coperte dall’immondizia, strade dissestate, parchi chiusi, strutture pubbliche con le finestre murate e via dicendo. C’è poi questa nuova etichetta affibbiata, molte volte – non nego – a ragione, ai reggini: lordazzi. L’inciviltà di molti è reale: peccato questo sia spesso un modo banale per scrollarsi dalle spalle responsabilità politiche e amministrative che sono, però, innegabili. Se in tanti aspettavamo la svolta o anche semplicemente un cambiamento, in altrettanti siamo rimasti a bocca asciutta. Prima che un miglioramento nell’amministrare la città, ci aspettavamo, appunto, quella rivoluzione culturale fatta di coinvolgimento della cittadinanza, maniche ‘mbrazzuliatiuna visione politica di lungo periodo. Tutto questo, non per impossibilità economica, ma forse per incapacità o per indolenza o peggio ancora per supponenza è davvero mancato.

Due errori imperdonabili

Non voglio infierire su chi ha accettato di amministrare Reggio in questi ultimi anni. Ma, se gli errori veniali sono perdonabili, due sono le colpe che non posso evitare di rilevare. La prima: non aver fatto chiarezza sulla situazione economica della città. Dunque, non aver dichiarato formalmente il dissesto economico subito, condizione che, di fatto, Reggio vive.

La seconda, forse più grave: non aver costruito alcuna connessione sentimentale con i cittadini, non aver chiesto loro aiuto, non averli convocati parlando loro a viso aperto. 

In altre città del Sud vi è una comunità che si rimbocca le maniche

Tante sono le città del Sud che vivono una situazione economica e sociale disastrosa e noi sappiamo cosa significhi essere la regione più povera d’Europa. Ma altrettante città vivono ugualmente quel fermento, sociale, culturale, di chi, scoprendosi comunità, decide appunto di rimboccarsi le maniche. Nessuna svolta c’è stata per Reggio. Semmai un continuo, costante allontanamento, dai cittadini e dalla realtà.

Trovare soluzioni pratiche senza rinunciare al ragionamento profondo: questo l’obiettivo del Collettivo e di Saverio Pazzano

Io credo, o forse voglio sperare, sia ora di tornare a parlare di come ricostruire un tessuto sociale, di come riappropriarci dei beni comuni vivendoli e attraversandoli ogni giorno, di come ricucire con i quartieri. Nomi Cose Città, il collettivo La Strada e Saverio Pazzano pensano di farlo con lo spirito di chi vuole trovare soluzioni pratiche, ma senza mai sacrificare il ragionamento profondo. Per questo mi piace questa esperienza, perché restituisce dignità alla Politica, cosa che, di questi tempi, in Calabria soprattutto, sembra un’impresa titanica.

Un pomeriggio, durante uno dei cammini urbani di Nomi Cose Città, ci siamo trovati al centro di Piazza Orange, sporca da far paura, e Chiara Tommasello, giovane antropologa che gestisce anche un incantevole b&b nella zona sud della città, ha esclamato: «Sarebbe bello se questa, un giorno, diventasse una bellissima piazza, la chiamerei allora Piazza Giuseppe Valarioti», ricordando quel giovane dirigente comunista, figlio della nostra terra, assassinato dalla ‘ndrangheta.

La Restanza simbolo del Collettivo e di Saverio Pazzano

 Questa sì sarebbe una svolta, riscrivere la narrazione del nostro Meridione anche a Reggio, come sta accadendo a Napoli o a Palermo. Nello sguardo di Chiara c’erano un desiderio e una visione politica, a costo zero. In quel momento ho capito di sentirmi a mio agio in questo Collettivo La Strada, popolato da quella che chiamo restanza, parola che sta tra restare e resistenza, che ha davvero tanto da dare alla Città ed è doveroso che lo faccia. Quindi non posso che stare con Saverio Pazzano, con Chiara e con tutti loro, e dopo tanto sbandare è appena giusto che la fortuna ci aiuti.

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  • Laura Cirella, vive a Reggio Calabria, attivista e militante politica è stata dirigente della sinistra calabrese. Si occupa di comunicazione sociale, consumo critico e produzioni etiche, per uno sviluppo sostenibile della Calabria e dei Sud d’Italia e del Mondo.

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