Reggio città aperta: la cosmopolitica dell’accoglienza

Riace città aperta

Il cosmo può essere uno spazio accogliente. Le città, metropoli o piccoli centri, sono universi che sfidano lo Stato sul terreno della creazione di una nuova politica. È la creatività al cuore dei consorzi sociali di cui parlava Gilles Deleuze nel suo Istinti e istituzioni. Il desiderio di un’altra polis, il sogno di una città nuova, passa attraverso un rinnovamento del suo tessuto umano, della sua trama di relazioni, dei contatti e contratti sociali che la costituiscono. 

È a queste nuove città, confini del cosmo politico da cui si espande lo spazio delle forme di vita associate, che guarda Derrida nel suo Cosmopoliti di tutti i paesi, ancora uno sforzo!, recentemente tradotto da Bruno Moroncini per i tipi di Cronopio. L’attualità stringente di questo evento editoriale è stata sottolineata brillantemente su DoppioZero da Gianluca Solla, che ha colto tutta la pregnanza della definizione derridiana di città-rifugio, accostandola all’utopia contemporanea di Riace e di altri piccoli borghi e cittadine italiani, avamposti di accoglienza ed esperimenti di convivenza capaci di sottrarsi alla brutalità dei nostri tempi e di antivedere l’occasione di un’umanità nuova e antichissima, che porta la buona novella della cosmopolitica in groppa a un asinello.

Perché dunque la polis? «Se ci riferiamo alla città piuttosto che allo Stato, è perché speriamo da una nuova figura della città ciò che quasi rinunciamo ad attenderci dallo Stato». Derrida negli anni Novanta già intravedeva la “ribellione istituzionale” delle città europee e mediterranee, i “porti aperti” di fronte alla miopia delle politiche degli stati nazionali europei sui migranti. La sfida lanciata oggi dalle fearless cities, le pratiche innovative sui beni comuni, il modello alternativo offerto da amministrazioni come Napoli e Barcellona, il percorso di DemA e di Barcelona en Comú, possono e devono essere di ispirazione ad altre esperienze municipali, pronte a farsi microcosmo inclusivo e accogliente, a far esplodere le contraddizioni di politiche statali fondate sulla paura e sull’esclusione. 

Reggio ospita nel proprio territorio metropolitano una delle incarnazioni più coraggiose di città aperta, un esperimento incredibile di «nuova cosmpolitica», per dirla ancora con Derrida. Parliamo naturalmente di Riace, del piccolo borgo della Locride che Solla non dimentica di richiamare alla nostra attenzione, come esempio di politica partecipativa e motore di invenzione politica. L’istinto e l’istituzione, il desiderio e la legge, quella alta di Antigone contro la miseria dei decreti sicurezza. Solo nel nome di Antigone e della ribellione al cinismo disumano degli “spacciatori d’odio” si può ridestare la polis dall’immobilismo cui pare irrimediabilmente consegnata. Bisogna pretendere una radicalità di questo tipo dalla propria azione politica: dire a chiare lettere che noi siamo per il cosmo e non per l’orticello, che siamo per l’abbraccio e non per il respingimento. «Che si tratti dell’estraneo in generale, dell’immigrato, dell’esiliato, del rifugiato, del deportato, dell’apolide, del profugo […], noi invitiamo queste nuove città-rifugio a modificare la politica degli Stati, a trasformare e rifondare le modalità dell’appartenenza della città allo Stato […]».

L’Europa può imparare tantissimo dalla sua periferia, dal piccolo borgo di Riace. E anche Reggio dovrebbe guardare con più attenzione al paesino ai confini del suo territorio metropolitano, fare propria la lezione di coraggio e umiltà di Mimmo Lucano e dei riacesi del borgo antico. Più che mai oggi, che ai “poveri Cristi” una parte di popolazione, spaventata e accecata, sembra preferire Barabba.

Una città in ginocchio, una città per molti versi disperata, la terra dei penultimi, può rinascere solo aprendo le porte agli ultimi. Questo è il paradosso dell’umano. Chi non ha che poco, quando dà quel poco, diventa il più ricco. L’unico dono che possiamo fare è la nostra mancanza, il nostro niente. Apriamo il vuoto di questa città al cosmo. Da lì in poi, non avremo confini. 

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  • Nato a Reggio Calabria, si è formato nell’area dello Stretto, coronando la sua formazione con un Ph.D. in Metodologie della Filosofia presso l’Università di Messina. Pop-filosofo di osservanza deleuziana, si occupa di estetica, psicoanalisi e filosofia della cultura di massa, con diverse pubblicazioni al suo attivo. Fa parte del comitato editoriale della rivista internazionale Mutual Images.

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