Nomi, Cose, Città, un nuovo modo per ripensare Reggio

 

A come Assemblea. Il 23 dicembre scorso ci siamo autoconvocati per la prima volta attorno ad una esigenza: affrontare il rapporto complesso che ognuno di noi ha con la Città, Reggio Calabria, tra distanza e lontananza, in un esilio forzato o per scelta che spesso si traduce in senso di straniamento. È quello straniamento che segna l’abbandono della nostra terra, non una mobilità contemporanea fluida, che vuole intere generazioni in giro per l’Europa o per il mondo, bensì una cronica assenza di identità culturale collettiva.

Eppure B, Basterebbe poco!– per contrastare questo straniamento. Cosa fa di una Città una comunità? Cosa rende le persone tra loro connesse ed esse stesse collegate ad un territorio? È la Città che appartiene ai cittadini, o forse piuttosto è chi vive un luogo, nelle maniere più diverse, ad appartenere ad esso?

C, cura. La cura stessa della città è la cura contro questo spaesamento, contro questa distanza che si è venuta a creare tra noi e la Città, che ci fa sentire avulsi a questo luogo pur vivendolo, ma che pur sempre ci tira a sé pur vivendo lontani. E cura… cura dei luoghi, cura delle persone, cura dei bisogni… è il rimedio primo per costruire quella Comunità che oggi a Reggio non esiste.

D. Dopo l’assembleaabbiamo riflettuto su questo flusso di coscienza, su questo desiderio di ritrovare una smarrita comunità e sui metodi attuabili per riconnettere le persone ai luoghi, per curare i luoghi e con essi le persone. Come superare i mille ostacoli che attraversano Reggio? Insomma, da che parte iniziare? 

E, Emergenza. Noi dobbiamo uscire dalla logica emergenziale, prendere atto che la cronicità di alcune problematiche necessita inevitabilmente di processi lunghi. Non abbiamo paura di attraversare il deserto. Mobilità, verde pubblico, welfare 2.0… e poi ancora come favorire nuove economie? Come offrire anche solo una sola opportunità ai giovani reggini? Lo sforzo di alcuni spesso si scontra con la dura realtà della sopraffazione mafiosa: il giogo della ‘ndrangheta affama Reggio, danneggia gli imprenditori puliti, corrompe, sporca e… la cosa più grave… convince tutti che in fondo “vivere onestamente sia inutile”. È inaccettabile considerare ciò con una tacita rassegnazione. Ma la risposta alla violenza mafiosa, che sia palese o che sia subdola e irriconoscibile, non può passare da una semplice enunciazione legalitaria, né può limitarsi al riporre fiducia nella magistratura e negli organi di polizia. Non può esserci libertà senza Giustizia sociale. 

G, Giustizia sociale, appunto, significa diritti, significa lavoro, significa reddito, significa non essere ricattabili, significa diritto alla casa e alla salute. Significa avere la forza di esprimere con decisione e in tutte le sedi le istanze della Città, avere il coraggio di pretendere a tutti i livelli interventi programmati e concertati, per incidere in maniera strutturale sul divarioche condanna la nostra città ad essere ultima in tutte le classifiche di qualità. È venuto il momento di avere il coraggio di proporre una classe dirigente nuova, autorevole e consapevole, in grado di battere i pugni sul tavolo, se necessario; capace di mantenere una costante connessione sentimentale con i cittadini, senza chiudersi in inutili torri d’avorio. 

I, Insieme. Solo con un rinnovato impegno collettivo che rianimi delusi e disillusi, che riattivi le migliori energie cittadine, che ridia protagonismo alle esperienze migliori e che resistono, sarà possibile provare ad innescare una piccola-grande rivoluzione culturale. 

L, Laboratorio, Reggio può essere il luogo in cui si sperimentano nuove forme di cittadinanza e di partecipazione, in cui non è il colore della pelle a fare di una persona uno straniero, in cui, piuttosto, è chi viene da altrove che è occasione di contaminazione culturale. Dobbiamo immaginare insieme un metodo per connettere culturalmente Reggio al resto d’Europa, per renderla non soltanto attrattiva per chi vuole visitarla ma anche per trasformarla in un permanente melting potculturale e di provenienze. 

M, Mare e Montagnapossono soddisfare nella medesima giornata ogni visitatore. Ma sebbene Reggio si estenda lungo la meravigliosa costa dello Stretto, dalla Baia di Catona a Punta Pellaro, resta ancora oggi una città sulmare e non una città dimare. Dare sostanza ad una connessione tra la città e la sua anima acquosa consentirebbe il proliferare di nuove economie turistiche e stimolerebbe un nuovo immaginario della Città, contribuendo alla costituzione di una identità mediterranea ed europea. Analogamente, collegare in modo dinamico i quartieri collinari più estremi della Città significa sforzarsi di scoprire le storie che abitano quei luoghi stessi, da Armo ad Ortì, passando per Vinco e Pavigliana, sino al borgo abbandonato di Podargoni o all’incanto di Motta Sant’Agata, significa interrogarsi serratamente su una nuova idea di mobilità e, al contempo, di narrazione dei luoghi. 

N, Nostos, il nostro è un viaggio lungo i vicoli bui, le strade senza marciapiedi e le piazze vuote, tra buche e abbandono, emergenze e paure, ma con un carico di immaginazione che ci stimola a volere luce là dove i lampioni non funzionano, accessibilità là dove proliferano ostacoli, vitalità là dove oggi c’è il vuoto. Tutte le nostre debolezze, tutte le nostre fragilità, oggi possono essere la nostra grande Opportunità. 

O, opportunitàda costruire, da ricercare, da stimolare: stimolare la nascita di comitati di quartiere, svolgere costante animazione territoriale, convocare le associazioni di categoria, coinvolgere l’imprenditoria, caricare di responsabilità il mondo dei professionisti, dialogare con le associazioni di volontariato, dare la parola a chi può offrire competenze e conoscenze, chiamare in causa le agenzie educative, le scuole, l’Università, pretendere interventi dagli organi di governo superiori… insomma, rifondare Reggio, avendo il coraggio peròdi sparigliare le carte, senza la paura di rompere equilibri incancreniti.

E poi ancora P, progettare, progettare, progettare: questo significa avere una visione generale capace di accompagnarci sul lungo periodo che metta al centro la partecipazione dei cittadini (ma davvero, non già come sterile esercizio del porre domande che generano risposte disattese) e i beni comuni, la restituzione alla collettività di spazi pubblici e il sancire, nero su bianco, il carattere pubblico di servizi fondamentali ovvero diritti. Significa anche capire come aiutare Reggio ad attrarre – e spendere con criterio – fondi di sviluppo e di finanziamento e avere il coraggio di attendere i frutti di un rinnovato e positivo senso di appartenenza alla Città.

Q, Quando?Ora! Abbiamo atteso fin troppo, abbiamo pazientemente riposto fiducia, abbiamo sperato, condannato il latrocinio degli anni pregressi e agognato un cambiamento radicale. Peccato la primavera tardi ad arrivare. Il risultato è che Reggio è una città sedata, culturalmente spenta, priva di immaginazione e con sempre più residue speranze. E con uno spopolamento inquietante che, da qui a un decennio, ci trasformerà in una città sempre più vecchia, anagraficamente e psicologicamente. Oggi le forze sane che credono nella partecipazione e nei beni comuni devono trovare la forza di intraprendere, se non altro, un ragionamento collettivo. 

R come Responsabilità e R come Rivoluzione: responsabilità e rivoluzione non sono affatto in antitesi. È un gesto di grande Responsabilità, un dovere civico e politico, comprendere l’esigenza di una Rivoluzione culturale a Reggio Calabria. Per questo è necessario provare a connettersi con esperienze di altre Città d’Italia e d’Europa, da Napoli a Barcellona, collocandosi in una dimensione politica, naturalmente, opposta all’attuale governo nazionale ma decisamente alternativa ai precedenti governi. Una Rivoluzione culturale necessita il ribaltamento della convinzione che tutto sia perduto o che il tentativo, quale è il nostro, possa apparire malsano. Per questo la nostra autoconvocazione si trasforma in un invito aperto: a tutte le cittadine e i cittadini, agli operatori culturali, agli artisti, agli studenti, ai singoli, ai gruppi organizzati, al mondo del volontariato e dell’associazionismo – incontriamoci, discutiamo, confrontiamoci, costruiamo.

S come sfiducia, S come speranza: per svegliarci dal torpore serve uno sforzo pro-attivo collettivo, la disponibilità di mettersi in gioco e condividere proposte, idee, soluzioni, a partire da subito. 

T, Tutti, sentiamoci convocati per contribuire ad una scrittura collettiva di un nuovo Manifesto Città. 

U, Utopia concreta: come la Riace di Mimmo Lucano, come la solidarietà offerta sulla banchina del nostro Porto, come l’impegno quotidiano di tanti a servizio degli ultimi. V, visione, questa è la nostra Visione di città, senza ipocrisie, da sempre, e senza strumentalizzazioni dell’ultima ora.

Z come Zero, l’anno in cui siamo adesso. Da questo Zero, da oggi, si parte. 

Tags:

  • Laura Cirella, vive a Reggio Calabria, attivista e militante politica è stata dirigente della sinistra calabrese. Si occupa di comunicazione sociale, consumo critico e produzioni etiche, per uno sviluppo sostenibile della Calabria e dei Sud d’Italia e del Mondo.

    • Mostra commenti

    Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnati con *

    commento

    • Nome

    • E-mail:

    • Sito web

    Per la tua pubblicità

    Potrebbe interessarti anche