Matteo Renzi e il canone Rai: da House of Cards a Black Mirror

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La passione di Matteo Renzi per la fiction continua a ispirare la sua carriera politica?

Ci risiamo: se qualche anno fa ad ispirarlo era stato House of Cards, adesso ci si domanda se il leader del Pd, complici le feste, non ne abbia approfittato per rimettersi in pari con Black Mirror.

A fine maggio 2014, subito dopo il trionfo alle elezioni europee, l’ex sindaco di Firenze, durante il primo vertice del Partito democratico da lui diretto, proponeva di utilizzare come nuovo strumento di formazione politica per le nuove leve gli intrighi del potere messi in scena dalla serie televisiva statunitense data alla luce da Beau Willimon e diretta da David Fincher.

Sì, avete capito bene, niente più Giorgio La Pira, Giuseppe Dossetti o Piero Calamandrei, ma il più “scafato” Francis Underwood (interpretato, come arcinoto, da Kevin Spacey). Quest’ultimo, nella finzione televisiva, è un deputato democratico, inferocito coi suoi per essere stato escluso dalla carica di segretario di Stato, che s’impegna a smantellare “dall’interno”, decisamente con le cattive, il proprio partito e a farne un trampolino di lancio per la sua futura presidenza.

Provate ad immaginare la direzione generale Democrat tutta presa e compresa nel binge-watching delle cinque stagioni di House of Cards. Ma mi sa che, dopo lo scandalo legato agli abusi sessuali che ha coinvolto Kevin Spacey, anche al Nazareno hanno “droppato” la serie. Tra l’altro, il politico di Rignano aveva fatto sapere di aver già rottamato anche Francis detto “Frank”, quindi per lui niente ricandidatura! Per fortuna ai nostri Machiavelli basta sfogliare il catalogo Netflix per trovare ispirazione in vista dell’aspra pugna elettorale.

Oggi, ecco giungere in soccorso di Renzi la fortunata serie distopica Black Mirror, giunta alla sua quarta stagione. Deve averlo in particolare colpito The Waldo Moment, terzo episodio della seconda stagione. Tra i protagonisti dell’episodio troviamo infatti Liam Monroe (Tobias Menzies), un navigato politico conservatore, che, parlando per strada con una vecchietta sua potenziale elettrice, la rassicura del suo impegno sul tema del taglio al canone televisivo. Gli fa eco, più realista del re, l’aspirante premier del Pd: «La TV pubblica deve essere un diritto dei cittadini», il canone Rai va abolito, questo il mantra con cui prende le mosse la campagna elettorale renziana per le politiche 2018.

«Nella fase transitoria – avrebbe detto Renzi, secondo La Repubblica, in un summit al Nazareno – lo Stato dovrà supplire al canone trasferendo tra un miliardo e mezzo e due miliardi all’anno alla Rai. È la stessa cifra che chiedevamo ai cittadini con questa brutta tassa».

A dipanare ogni dubbio su quella che fino ad allora era una semplice indiscrezione giornalistica, ci pensa lo stesso Renzi su Facebook: «Quando siamo arrivati al Governo, il #canoneRai costava 113 €. Adesso costa 90 €. Perché se pagano tutti, paghiamo meno. E la lotta contro l’evasione è una delle battaglie di questo anno che rivendichiamo con maggiore forza.

Si può garantire il servizio pubblico abbassando il costo per i cittadini: mi sembra giusto e doveroso. E noi abbiamo la credibilità per farlo perché abbiamo iniziato ad andare in questa direzione. Continueremo.

Non ci interessano i proclami e le polemiche di giornata: per noi parlano i fatti. Avanti, insieme».

Un revirement di non poco conto da parte dell’uomo che ha infilato il canone nella bolletta della luce. Meglio tardi che mai, dirà qualcuno.

Ma mi piace la par condicio, per cui non posso nascondervi il resto della trama di The Waldo Moment. Al centro dell’episodio, rivale elettorale di Monroe e della bella arrivista laburista Gwendolyn Harris (Chloe Pirrie), troviamo il pupazzo Waldo, l’avatar di un orsetto blu irriverente e incline al vaffa spinto, cui dà voce Jamie (Daniel Rigby), un comico fallito e soprattutto un fustigatore dei costumi tutto sommato benintenzionato.

Sfuggendo al controllo di Jamie, Waldo diventa espressione del qualunquismo e del vuoto ideologico, fino a diventare l’icona pop del populismo globale incarnato in un movimento antipolitico paradossalmente incoraggiato dal sistema. Un comico, un movimento nato dal nulla… Vi ricordano qualcosa?

Comunque dalle parti di Black Mirror devono essersi accorti di una cosa: altro che virtuale, quando si parla di distopia basta guardare all’Italia e si spalanca un mondo! Avete presente il bailamme sui sacchetti di plastica bio a pagamento? «Nel futuro, una legge obbliga a pagare i sacchetti biodegradabili per frutta e verdura. Ma i cittadini si ribellano». È la trama dell’episodio 05 x 01, Sacchetti… solo réclame, ovvio, cavalcare l’onda, ma… meditate, gente, meditate.

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  • Vive a Reggio Calabria, dove è nato, lavora, pensa e scrive. È avvocato civilista, con incursioni in diritto tributario e diritto del lavoro. È tra i fondatori di Suddiario. Appassionato della grammatica, ama leggere e scrivere — non solo di diritto, ma anche di politica, religione e psicologia.

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