Maratona a Trieste: se persino lo sport ci deve dividere

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Esclusi gli atleti africani dalla maratona

Al Trieste Running Festival, che si tiene ogni anno nella città di confine del nord-est, gli atleti africani non potranno partecipare alla mezza maratona. La motivazione è quella della lotta al loro sfruttamento da parte di manager corrotti. Emerge fin troppo chiaramente come conseguenza l’emarginazione, persino nello sport, degli africani. In un clima di crescente xenofobia, che sta vivendo il nostro stivale, non è un bel segnale.

Le polemiche

Sono scoppiate le polemiche nel mondo politico, specialmente a sinistra (Nicola Fratoianni, ad esempio, ha annunciato un’interrogazione in Parlamento). ma è insorto anche il mondo dei social. Nella città in cui Mussolini aveva annunciato le tristissime leggi razziali, questa decisione non è passata inosservata.

 

 

La replica degli organizzatori della maratona

L’organizzatore della Trieste Green Europe Marathon, Fabio Carini, replica alle accuse parlando di «cantonata mostruosa», ribadendo come lo sport debba essere etico e non permettere lo sfruttamento degli atleti. Morale della favola: alla maratona potrà iscriversi chiunque, ma non gli atleti africani.

La scelta era davvero necessaria?

Anche dando per scontata la buona fede degli organizzatori, è naturale chiedersi se questa fosse l’unica scelta possibile. L’effetto immediato è infatti quello di emarginazione e segregazione razziale. Ciò ricorda anche il caso del sindaco della città del nord-est, quando aveva buttato nell’immondizia le coperte di un senza-tetto. Trieste, città di confine, invece è da sempre aperta al multiculturalismo e a diverse influenze etniche. Tutta la sua storia si è costruita così.

Una vicenda triste

Risulta davvero triste come è stata gestita tutta la situazione e ciò fa capire lo stato di crisi etica in cui è scesa la classe dirigente del Bel Paese e non solo. Combattere lo sfruttamento degli atleti di colore lo si può fare in tanti modi, non ci sembra la scelta migliore quella di escluderli dalla gara. Il clima di xenofobia alimentato principalmente da Salvini non aiuta a ragionare in maniera seria sui problemi.

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  • Nato a Reggio Calabria, laureato in Filosofia Contemporanea, al di là di dove vivrà effettivamente in modo stabile, porta dentro di sé l’amore per il Mezzogiorno e per lo Stretto. Si occupa principalmente di epistemologia post-positivistica e della complessità, di filosofia del linguaggio e della politica. Sogna un nuovo umanesimo che eticamente possa guidare il progresso tecnico-scientifico in una direzione umana. Attualmente si sta interessando al pensiero dell’“anti- filosofo”, per dirla con Badiou, Ludwig Wittgenstein.

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