“L’ebbrezza” di Sapia è la storia semplice di uno scansafatiche

L'ebbrezza

La storia di un anti-eroe

L’ebbrezza, romanzo edito da Ferrari editore, è la storia di una vita, dalla giovinezza fino alla morte, di un individuo semplice di nome Paolo. Di solito, in una storia, il personaggio deve per forza di cose cambiare, evolvere a favore del raggiungimento di un obiettivo. Paolo, uomo semplice a causa delle origini contadine, cambia poco, fa le esperienze necessarie della vita e si concede un unico vizio, il vino. Rappresenta certo la figura dell’anti-eroe per eccellenza, dell’uomo puro che rifiuta di essere importante al di fuori dei propri confini. Vista la sua esile fisicità gli viene negato il duro lavoro del contadino, quindi diviene uno scansafatiche a diretto contatto con la natura. Si ribella di nascosto all’educazione rigida paterna, facendosi trasportare dalle voci che arrivano da fuori della contrada.

Voci che parlano la lingua del vino lo spingono a spostarsi verso le zone marine, verso bettole frequentate da donne disponibili e da pescatori. Il nostro protagonista sgarra vendicandosi dei lavoretti temporanei imposti dal padre, deve seguire la sua indole da beone, lasciarsi andare sulle ali dell’ebbrezza.

L’ebbrezza racconta una vita di ribellione

Ma questo suo atteggiamento naturale predisposto alla ribellione non può essere ricondotto solo all’esilità del fisico. Si apprende attraverso le pagine del libro, attraverso i ragionamenti, che ogni esperienza è sintomo di arricchimento culturale e Paolo è un essere ricettivo. L’incontro sessuale con la prostituta che esercita l’arte della seduzione durante il servizio di leva ne è una prova lampante. Così come lo è la curiosa riflessione su Zarafino, un povero diavolo silenzioso che vaga per la contrada e tramite gesti riesce ad ottenere tutto quel poco di cui ha bisogno. Paolo indaga sul silenzio di questo uomo animalesco, selvatico, che vive al di fuori del vivere civile e sociale. Lo fa interrogando Don Alessandro, un medico del luogo molto colto, con il quale instaurerà un legame fondamentale, un uomo libero che idealmente si contrappone alla figura oppressiva del padre.

Ne L’ebbrezza Il Dio Bacco è l’unica fede

Paolo cresce, fa tesoro delle poche cose letterarie in cui si imbatte casualmente, diventa adulto, s’innamora, fa famiglia, tradisce la moglie, ma risulta mancante di qualcosa ma non lo si può definire solo un alcolista perdente. Per lui il dio Bacco è l’unica fede, il tempo dilatato in cui crea un legame con gli altri, il discernimento della complessità del reale. È un filosofo dell’esistenza senza sapere cosa significhi la parola filosofia. Questo aspetto è ben definito attraverso gli incontri con altre persone/personaggi e con i quali si contrappone in maniera dialogica.

Parlare con Fiorello, il suo cavallo, è simbolo di una riconduzione all’aspetto primordiale dell’esistenza al quale si allaccia l’aspetto culturale. Molti scrittori del passato hanno usato gli animali nelle loro storie per trasmettere valori agli uomini. Ma non solo, il legame dialogico e ingenuo con gli animali può essere visto come una diffidenza e una presa di posizione contro gli aspetti più aberranti dell’umanità che si nutre di falsità, di ipocrisia, rigenerandosi dal suo stesso meccanico automatismo.

Una riflessione esistenziale sulla vita che viviamo ogni giorno

Di notevole impatto i colloqui esistenziali, in tarda età, tra Don Alessandro e Paolo che si ribattono l’uno con l’altro, annullandosi. E paradossalmente all’estremità, in certe fasi, sembrano trovare punti d’incontro. Paolo accetta quello che la vita offre, non scommetterebbe su niente. Non accetta varianti, in assoluta dipendenza e accettazione del destino. Mario Sapia è saggista, poeta e scrittore e, alla sua sesta opera, dimostra come un romanzo, con una struttura narrativa semplice, può assomigliare a certi vini di qualità, che nascondono i significanti in ritardo, travolgendo i sensi del lettore con piacevole gradualità.

Maurizio Caruso

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