La Leggenda nera – Pierfranco Bruni

Quanto c’è di vero in un film che tratta il tema dell’Inquisizione? La Chiesa era davvero un’istituzione oscurantista e dispotica o ci è stato mostrato solo il volto spettacolare della repressione?

Il saggio di Pierfranco Bruni non ci dà delle risposte definitive. L’autore preferisce portarci per mano in questo studio molto particolare. Se è vero che la caccia a streghe, eretici e negromanti ha insanguinato l’Europa, è anche vero che il cinema non sempre ci ha dato un quadro esaustivo della situazione, spostando l’attenzione più sugli aspetti macabri e di comodo che non sui fatti.

Ma a pensarci bene, perché il cinema avrebbe dovuto rappresentarci l’Inquisizione secondo la storia, piuttosto che secondo i nostri gusti? E soprattutto, il ruolo del cinema, in quanto arte, non è quello di tradurre il passato nel pensiero dell’oggi?

Sono tutti argomenti che l’autore pone davanti ai nostri occhi con l’obiettivo di incuriosirci, perché, dopotutto, il vero traguardo è questo: spingerci a ricercare e, perché no, anche a mettere in discussione ciò in cui crediamo.

Leggere il passato è sempre difficile, interpretarlo è quasi impossibile, tradurlo nel presente è un gioco pericoloso. Lo sanno bene gli storici, lo vediamo tutti i giorni in qualità di uomini che si sentono ormai avulsi dalla dimensione storica. Proprio perché siamo una società atemporale, dominata dall’eterno presente e sempre disposta a disquisire frettolosamente sugli effetti senza mai indagare sulle cause, anche il cinema vive in una zona grigia in cui tutto è sospeso tra verità e verosimiglianza. Per questi motivi, il continuo oscillare del regista tra storia e convinzioni di massa rafforza i cliché.

Pertanto, se volessimo fare il verso a Schopenhauer dovremmo chiederci: finora ci è stata rappresentata l’Inquisizione in sé o ci è stata rappresentata come noi la giudichiamo oggi?

Il titolo del libro già dovrebbe rispondere parzialmente alla nostra domanda, visto che molte cose che noi conosciamo di quel periodo sono solo leggende, ma se tutto si fermasse a questo, allora, non ci sarebbe motivo di leggere l’opera di Bruni; infatti, il suo saggio ci apre gli occhi anche sul cinema in generale, sui suoi metodi, sulle sue tecniche e su ciò che ci aspettiamo dalla settima arte.
Insomma, siamo di fronte a un saggio scritto con un chiaro intento divulgativo. Un testo ricco di riflessioni interessanti e che può essere letto da tutti, anche per farsi un’idea.

Martino Ciano

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  • Vive a Reggio Calabria. Dopo anni passati fuori per lavoro, è ritornato nella sua città. Blogger, appassionato di fotografia, musica e cinema. Presidente dell'associazione culturale Fahrenheit 451. Vincitore del concorso fotografico “Calabria-back to the beauty” (Calabria Contatto). Ama la letteratura, con una predilezione per gli scrittori di fine Ottocento e Novecento. Si pone come obiettivo quello di condividere la valorizzazione del territorio e del mondo visto con gli occhi della gente del Sud.

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