Italia delle meraviglie: fake news e haters a Reggio Calabria

Anno del Signore 2018. Progresso tecnologico e villaggio globale. L’agorà ormai coincide con gli ambienti social. L’informazione corre sulla Rete. La comunicazione è ormai del tipo “molti a molti”. Tutti produciamo. Tutto è fuori controllo. Nessuno si senta escluso!
Basta che qualcuno su una pagina facebook presagisca o preannunci un evento, e i solerti giornalisti e blogger dell’online iniziano con un frenetico copia e incolla a velocità prima inimmaginabili. Nessuna battuta d’arresto, magari per verificare le fonti o ascoltare il legittimo interessato.
Andiamo al punto. L’atout è chiaro: l’annuncio che nella puntata del 10 gennaio de L’Italia delle meraviglie, l’ennesimo fortunato programma televisivo condotto da Alberto Angela, protagonista sarà il MArRC di Reggio Calabria, un tempo chiamato Museo nazionale della Magna Grecia, per intenderci, quello dove stanno i Bronzi di Riace, per essere precisi. Una notizia che, alla velocità della luce che scorre su fibra, fa il giro del principale social invadendo le bacheche dei nostri orgogliosi concittadini. Tutti uniti da un fremito di ritrovata appartenenza, tutti a farsi parte attiva di questa patriottica cordata di promotori, di annunciatori del fausto evento. Tutti a far eco a qualcuno che, scopriremo poi, ha frainteso qualcun altro.
Alla fine, tutti puntuali davanti ai teleschermi. Qualcuno davanti al PC, in verità, perché oggigiorno la tv è anche in Rete, in streaming per coloro che amano la comunicazione integrata, interattiva, partecipativa. Dentro l’ormai sottilissima scatola iniziano a scorrere le meraviglie. Precisamente quelle patrimonio dell’UNESCO, scoprirà qualcuno, a sua volta meravigliato, approfondendo a posteriori la faccenda.
La splendida Reggia di Caserta del Vanvitelli, dei giardini colossali, delle fontane e dei corsi d’acqua, dei Borbone e delle magagne di corte simpaticamente rappresentate mischiando nel format televisivo divulgazione e fiction. Le Langhe, a parlar di Barolo e Nebbiolo e di quel gran mascalzone di Camillo Benso Conte di Cavour: quale miglior preludio all’ennesimo affronto al Mezzogiorno d’Italia? Già questa infelice scelta era presaga del malevolo intento dell’Angela di bistrattare ed umiliare noi meridionali.
L’ignaro pubblico reggino è lì paziente però, e, seppur con qualche perplessità, attende speranzoso il proprio turno di gloria televisiva da share di prima serata.
Tra un piano sequenza, magistralmente eseguito grazie all’ormai irrinunciabile tecnologia dei droni muniti di telecamere con sofisticati sistemi di stabilizzazione d’assetto, che, volando dall’interno all’esterno della reggia, giungono fino alle vallate del buon vino piemontese, finalmente Alberto Angela lancia il contributo tanto ansiosamente atteso dai concittadini del poeta Giunta.
Il pathos drammatico e misterioso delle immagini, commentate da un testo evocativo e solenne declamato con voce profonda e calda da un prodigo Francesco Pannofino, preso in prestito dal mondo del cinema e delle serie TV, va ben oltre le probabili aspettative di feedback degli autori in termini di reazione e commento da parte di opinionisti, studiosi, appassionati e uomini della strada: un tripudio. Una slavina di critiche. Più appropriato parlare di tsunami, vista la latitudine.
Conclusosi quel paio di minuti intensi, centrali rispetto alla scaletta del programma, ma evidentemente miseri e inadeguati al calibro dei personaggi e alla voglia di riscatto del meridionale purosangue “neofiloborbonico”, “anticavourgaribaldino”, novello brigante pronto a schierarsi contro ogni tentativo di colonizzazione nordista. Da ogni dove e da ogni ceto e rango sociale, una voce unanime si leva altisonante e richiama all’armi ogni buon figlio di questa terra contro l’ennesima mortificazione perpetrata dalla tirannide della tivù di Stato. Quella del canone Rai sempre impiegato per dare spazio a nepotismi e lottizzazioni sindacalpoliticocattolicogovernative.
Su facebook il putiferio prende corpo con vere e proprie discese in campo da parte dei migliori sconosciuti influencer dell’ultima ora, ma anche di eccellenti intellighenzie cui l’inevitabile fremito non ha permesso di tacere. Tutti esperti di comunicazione e di etica. Tutti storici dell’arte, archeologi, registi e direttori di fotografia a dibattere sulla opportunità di una quanto mai evidente decontestualizzazione dei guerrieri dal prestigioso contenitore culturale edificato dall’ottimo Piacentini «quando c’era lui». Come se le due statue da sole potessero reggere la scena. Immaginate? Che le perfette sembianze fuse nel bronzo, i particolari anatomici dei due capolavori sopravvissuti all’erosione del Mar Ionio per migliaia di anni e che ancor oggi affascinano per l’incerta e misteriosa provenienza, potessero da sole, spiccando dalla tenebra nera con magistrali colpi di luce, presentarsi efficacemente al cospetto di milioni di telespettatori in una fredda serata di gennaio senza neanche un accenno al solito lungomare di dannunziana ammirazione.
Questo tale Alberto Angela, figlio di Piero, si merita una cascata di improperi. Non c’è dubbio alcuno. Questo solito figlio d’arte, che d’arte non capisce poi niente, questo raccomandato che altro non ha se non fortuna, evidentemente, ad inanellare un successo dietro l’altro, con i suoi programmi di divulgazione culturale — che portano nelle case degli italiani e nel mondo i tesori di un territorio spesso malgovernato, ma che come tali ancora resistono e rilanciano l’immagine del Bel Paese nel mondo — merita l’odio sciovinista della Rete reggina, che urli gratuitamente ogni possibile luogo comune, amplificandolo in quel virtuoso passaparola fatto di condivisioni con amici e “giornalettismi” locali, che non si fan certo scappare l’occasione di compiacere il pubblico degli odiatori. Tutto paradossalmente a partire da quello che è stato un perfetto esempio di cattiva informazione, ma di prelibata casearia tipologia: ’na bufala!

[L’immagine è una rielaborazione grafica di Maurizio Mallamaci]

Tags:

  • Nasce, vive e spera di concludere la sua esistenza a Reggio Calabria. Professionista della comunicazione con particolare riferimento alle relazioni con il pubblico, ha frequentato il 1° Corso di Perfezionamento in Manager della Comunicazione Pubblica presso il Dicam dell'Università degli Studi di Messina ove attualmente studia Scienze della informazione, comunicazione pubblica e tecniche giornalistiche. Esperto in produzione audiovisiva e multimediale e Tecnico pubblicitario, ama scrivere, divulgare, conoscere e confrontarsi.

    • Mostra commenti

    Il tuo indirizzo mail non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono segnati con *

    commento

    • Nome

    • E-mail:

    • Sito web

    Per la tua pubblicità

    Potrebbe interessarti anche

    bitcoin

    Bitcoin: le sorti in bilico della moneta virtuale

    «Le valute virtuali, note soprattutto come bitcoin, hanno catturato l’immaginazione di alcuni, cancellato la ...

    ipogeo

    “Dal tormento all’estasi”: una mostra a Reggio Calabria tra archeologia ed arte concettuale

    [NdR: Per il seguente articolo si è fatto riferimento al materiale fornito da Antonino Labate, critico ...