“Il trono di spade”, finale della stagione: epilogo inevitabile?

Il trono di spade

Il trono di spade: svolta shock dell’ultima stagione

Passata una settimana dalla trasmissione in italiano dell’episodio Il trono di spade, che sancisce la conclusione di Game of Thrones, cercato di metabolizzare il tutto, è ora il momento di passare all’analisi critica.

Un finale di una stagione, forse, costruita sottotono, che come è stato fatto notare, suggerisce una politica riformistica alla rivoluzione. Quasi in senso popperiano, il rivoluzionario sarebbe una sorta di riformista fallito, che vagheggia un mondo ideale, ma, di fatto, finisce solamente per distruggere l’esistente.

La speranza tradita. Finale già scritto?

Così, Daeneyris Targaryen, eroina rivoluzionaria, leader e guida delle masse verso un mondo più giusto ed equo, senza privilegi e caste, finisce per trasformarsi in una violenta sanguinaria, un tiranno inflessibile. Approdo del Re, capitale di Westeros, viene incendiata colpendo i civili inermi, del tutto estranei alla guerra e alle rivalità tra le casate. Il risentimento personale di Dany verso la malvagia Cersei Lannister si trasforma in una vendetta che colpisce anche poveri innocenti che nulla avevano a che vedere con loro.

È un finale amaro. Il mondo migliore, la speranza rivoluzionaria si rivela un’illusione. Come nell’Unione Sovietica nata dalla rivoluzione di ottobre di Lenin. Promessa tradita o fin dall’inizio c’erano i germi per questo epilogo?

Un cambiamento forzato per il trono di spade?

Sia come sia, risulta piuttosto incomprensibile il cambiamento di Dany. Sì, ha perso il fidato Jorah nella guerra contro gli estranei, ha perso due draghi, ha visto decapitata l’amica Missandei, ha visto la perdita della fiducia da parte dei suoi consiglieri. Ma era davvero troppo, forse, considerato il personaggio iniziale, bruciare dei civili innocenti per le ingiustizie commesse da una sovrana rivale.

Era fin troppo ovvio aspettarsi l’epilogo tragico: il regicidio. Jon Snow, non più figlio bastardo di Ned Stark ma legittimo Targaryen, nipote e amante di Daeneyris, erede al trono, la uccide per paura di nuove guerre e distruzioni, uno stato di guerra permanente con il resto del mondo, così come aveva annunciato la zia.

Il trono della discordia

Forse la scena migliore è stata quella della reazione del drago Drogon. Infatti brucia quel maledetto trono, che ha causato tanta morte e che ha visto far perdere la saggezza anche alla madre Daenerys, proprio la donna su cui tutti avevano riposto le loro speranze. La ruota doveva essere distrutta. Invece la distruttrice ha fallito.

L’avventura bonapartista o cesarista di Dany finisce così. Le casate rimaste finiscono per eleggere, su suggerimento di Tyrion, nuovo re del trono di spade Brandon Stark lo Spezzato, corvo con tre occhi e storia vivente di tutta Westeros. Idea che pare sia voluta espressamente dall’autore del romanzo, George R.R. Martin (che però ha subito aggiunto che nei prossimi libri non mancheranno alcune differenze rispetto alla serie TV). Il potere corrompe e solo chi non vuole il trono, può governare in maniera giusta, questo sembra essere il messaggio.

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  • Nato a Reggio Calabria, laureato in Filosofia Contemporanea, al di là di dove vivrà effettivamente in modo stabile, porta dentro di sé l’amore per il Mezzogiorno e per lo Stretto. Si occupa principalmente di epistemologia e di filosofia della politica. Sogna un nuovo umanesimo che eticamente possa guidare il progresso tecnico-scientifico in una direzione umana. Strenuo difensore dei diritti civili e sociali contro l'intolleranza e l'oscurantismo.

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