Il brand di Francesco. Ed Alce Nero è più cattolico che cristiano

È evidente: il pontificato di Francesco ha un segreto.
Proprio il papa informale e bonario della Misericordia e dell’accoglienza, il papa senza porpore ed inutile sedia gestatoria (segno di un potere imperiale rigettato come improprio) porta con sé un segreto (non nascosto) che è la cifra spirituale del suo pontificato.
Il segreto di Bergoglio, infatti, si dipana dalla sua sociologia pauperista e da un populismo teologico che esprime il proprium spirituale della sua terra d’origine; il frutto teoretico più originale (per quanto ovviamente più che criticabile) di tutto il Sud America.

Se Cristo, secondo questa impostazione, non è semplicemente “cristiano” e nella Cristianità ma si rende contemporaneo soprattutto nel dolore degli emarginati, dei disoccupati, dei carcerati, dei migranti, dei perseguitati per fede, cultura e nazionalità, allora – ovviamente – la Chiesa di Francesco, oltre che fatalmente demagogica, è essenzialmente più Cattolica che Cristiana ed il suo popolo è più del Mondo che di Roma.

Se questo segreto (che fu patrimonio palese anche del sacerdote e indù Raimon Panikkar e del suo Cristo sconosciuto dell’induismo) mina – come è chiaro – la rassicurante retorica della tradizione immodificabile e di un eurocentrismo di certo non scalfito dal pontificato pop ed anticomunista di Wojtyla e da quello algido e colto di Ratzinger custode dell’ortodossia franco-germanica, è pur vero che la “Chiesa ospedale da campo” di Francesco – mobile, aperta e duttile – affascina molto di più rispetto alla narrazione della piccola barca con bandiera in bella vista ma in preda ai marosi della contemporaneità, rappresentata da Benedetto XVI.

Credo si possa davvero parlare come fa Carmelo Palma di un nuovo tipo di proselitismo, non “gridato” né rivendicato, ma, appunto, segreto, e di una nuova stagione militante per una Chiesa che concorre con le altre fedi nella conquista dei nuovi e fecondi mercati del Sud e dell’Est del Mondo.
E non si tratta, dunque, di sterile terzomondismo di maniera (con buona pace di sedevacantisti e tradizionalisti impolverati), ma di una interpretazione vincente del proprio brand.
Perché la Chiesa, una, cattolica ed apostolica, deve necessariamente – oggi come e più di ieri – fare i conti con la realtà di un Eone ancora in preda a povertà e ingiustizia.
E se la presa di posizione, la scelta di campo, come è ovvio, non può essere fatta “in diritto”, va decisa – come nella migliore tradizione della complexio oppositorum ecclesiastica – “in fatto”, pragmaticamente e con l’esempio concreto.

Ed eccoci di nuovo a un altro aspetto del segreto! È la vittoria il destino di Francesco, l’assimilazione reciproca di fede e nazioni che sta producendo, ad esempio, i suoi buoni frutti in Cina, con il definitivo abbandono della retorica romantica opponente una Chiesa confessante e clandestina ad una Chiesa ufficiale “benedetta” anche dal Partito Comunista.
Una rinnovata alleanza tra Trono ed Altare, dunque, ovviamente declinata attraverso la peculiare teologia politica della Chiesa di Roma, allo stesso tempo figlia ed estranea a questo mondo.

Una teologia politica fondata sull’En Agape Nike e nella quale tra Amore e Vittoria, come sempre e non solo al tempo del Francesco gesuita, c’è tanto accordo quanto paradosso e scandalo.
Non è un faro, quindi, la Chiesa di Bergoglio; non indica la Salvezza da un punto fermo ed esterno ai conflitti; è più simile invece ad una fiaccola in pugno agli uomini (è questa una metafora usata da padre Antonio Spadaro, direttore di Civiltà Cattolica ed uno dei gesuiti più ascoltati da Francesco) che illumina la via lungo il cammino comune che coinvolge, insieme, chierici e popolo di Dio.
E così seppero fare i padri gesuiti, nel 1905, all’interno della Holy Rosary Mission, quando convertirono il guerriero Lakota Alce Nero, valorizzando, nel cammino comune, gli aspetti convergenti tra la spiritualità nativo americana e quella cristiana e consentendo a un “uomo medicina” di divenire un catechista di Cristo.
Oggi, sotto Francesco, Alce Nero è sugli altari (l processo di beatificazione si è aperto il 21 ottobre u.s.) e la Chiesa, è bene ribadirlo, è sempre meno Cristianità nel senso kierkegaardiano ed europeo del termine.
Servirà tutto questo a generare una Universalità nuova e una nuova appartenenza Cattolica? Per ora speriamo che Santo Alce Nero preghi per tutti noi, Bergoglio compreso.

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  • Giurista e dottore di ricerca in Metodologie della Filosofia sta in equilibrio tra attività di vigilanza in materia di lavoro e la ricerca nell’ambito della teologia-politica. Di Reggio, vive a Villa San Giovanni dopo aver girovagato soddisfatto tra Parma e Venezia.

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