Gli improponibili: Rocco Schiavone

Rocco Schiavone

A poco più di un anno dalla fortunata messa in onda della fiction e a due mesi dalla programmazione della seconda serie, gli studiosi di settore ci consegnano un primo report sulle ragioni di un successo. Una verità nuda e disarmante. Rocco Schiavone piace a tutti gli italiani bianchi adulti perché tutti gli italiani bianchi adulti mai vorrebbero essere un Rocco Schiavone. Soprattutto, mai vorrebbero diventare un poliziotto come Rocco Schiavone.

Rocco è innanzitutto piuttosto grande, almeno nella fiction televisiva e nella convincente interpretazione di Marco Giallini, diciamo meglio che è ormai alle soglie della disfunzione prostatica. Rocco è appena vicequestore aggiunto, un grado intermedio di funzionario cui qualunque commissario di prima nomina accede in realtà in una decina di anni al massimo se non fa troppe cavolate, diciamo anche prima di aver compiuto quarant’anni. Rocco è dunque uno sfigato seriale che forse non ha mai catturato neppure il ladro di una carriola da cantiere in tutta la sua carriera, oppure è un indisciplinato nato e cotto, ma questo è molto improbabile per qualunque onesto funzionario di polizia dignitoso e zelante. Rocco fuma dappertutto, anche in piedi nel cesso, pessimo esempio per chi lo vede. Rocco si fa gli spinelli a pranzo e cena, pure bestemmia, ma questo in tv non ce lo possono far sentire, ci mancherebbe.

Rocco bazzica abitualmente gentaglia con un metro di rogna e mezzo metro di fedina penale macchiata, ma solo a fini di indagine, sostiene lui. Rocco è un mezzo beone beato, tormentato quanto basta e dalle relazioni sentimentali instabili, rancoroso verso tutto il mondo e anche la giustizia e la polizia che gli dà comunque da mangiare. Rocco maltratta abitualmente tutti i malcapitati sottoposti, operazione in realtà sconsigliabile in qualunque onesta Questura italiana, con il grintoso sindacato di Polizia che vigila sempre. Rocco ha tuttavia un fiuto implacabile nel gelo eterno di Aosta dove è finito da Roma per punizione a raccattare una paranza di criminali da barzelletta e delinquenti di onesta provincia dal tasso intellettivo prossimo allo zero. Rocco non è per nulla educativo, ma è divertente, naturalmente a un livello molto basso e solo per palati ruvidi. Il segreto del suo successo? Riusciamo sempre a farci del male nel cucirci addosso figure negative. Ci fosse ormai un solo scrittore italiano di polizieschi capace di disegnare protagonisti di alto profilo e grande valore personale. Niente, solo sventurati mezzi falliti o borderline. Il segreto degli insulti che gli sono arrivati addosso un anno fa  da tutti i veri poliziotti italiani?

«Non pretendiamo che uno scrittore italiano ci presenti come dei santi in giro h 24, siamo solo poliziotti, ma da un poliziotto dannato e inquietante come Rocco, consigliamo a tutti gli onesti cittadini di stare alla larga. È un pessimo esempio per tutti ed è anche pericoloso, potrebbe sfilarvi in un attimo il portafogli o il cellulare, ma solo a fini di indagine!»

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  • Franco Augusto Cartisano, Reggio Calabria 1948, supplente di Lettere in gioventù, poi bancario per una vita. Bricolage e letture storiche le sue passioni. Basso profilo abituale, ha al suo attivo anche quattro ignobili romanzi di genere diverso. L'ultimo, "La Baia di Churchill", un poderoso poliziesco vintage, commedia romantica, è uscito nel 2014 per Watson Edizioni Roma.

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