E dopo accadde. Romanzo da orfismo fantascientifico

E dopo accadde

La cultura del sospetto durante la Santa Inquisizione

La storia dell’umanità è segnata da una lunga striscia di sangue, eccidi di varia entità a discapito di vittime innocenti. Quello che lo scrittore Giuseppe Fiorenza ha voluto segnalarci e ricordarci con il suo E dopo accadde (Ferrari Editore 2018) è una di quelle minori, ma non meno grave di altre, avvenuta nei primi giorni di giugno del 1561 in Calabria. Un omicidio di massa (più di tremila vittime) ordinato da un potere costituito, la Santa Inquisizione. Le vittime una comunità di valdesi stanziata tra Guardia Piemontese e San Sisto. Considerati eretici perché perseguivano la ‘francescana’ purezza dei Vangeli, i cosiddetti ‘ultramontani’ (in quel periodo li chiamavano così) finirono, nel corso degli anni, per alimentare una cultura del sospetto da parte della Santa Chiesa, cadendo nell’inevitabile calderone inquisitorio.

E dopo accadde. La corsa al potere degli assassini

L’idea basilare dello scrittore di origini calabresi è stata quella di costruire un romanzo storico. Il tutto alternando parti di cronaca “romanzata” su personaggi storici realmente esistiti in quel sedicesimo secolo di caccia alle streghe, con parti ambientate nel presente (accarezzando una religiosità pagana e trasformandola in fantascienza!) costituita da personaggi inventati. Il miscuglio di critica graffiante e sprezzante lanciata addosso ai colpevoli dell’eccidio è degna di nota. Infatti i vari ‘attori’ di E dopo accadde (Spinelli, Malvicino etc.) sono via via rappresentati attraverso le descrizioni dei loro vizi (sessuali, puramente materiali, contrari alla purezza della fede).

Personaggi veritieri

Fiorenza li tratteggia mettendo in bocca loro frasi dialettali facendo così una presa più documentaristica e veritiera per il lettore. Ognuno di loro è vittima di un’ipocrisia strisciante, di una corsa al potere sempre più serrata. Risultano essere anelli di una catena che li lega indissolubilmente, quella che il Santo Inquisitore tira, strozzandoli e portandoli a compiere quello che è giusto: uccidere in nome di Dio.

E dopo accadde. Un fantasma che si muove tra passato e presente

La parte più ‘fantascientifica’ dell’opera invece è uno stratagemma narrativo per condannare ‘simbolicamente’ gli autori del massacro, le storie/trame dei protagonisti si  fondono in un unico blocco. Questa mescolanza rende il romanzo una perfetta alchimia nella quale è ben delineato il cinismo del protagonista( il Valdese) ai danni del giornalista mondano. Il Valdese, in particolare, viene descritto fisicamente solo nelle ultime pagine e in maniera sommaria come ad indicarne la sua ‘a-temporalità’. Viene descritto come un fantasma che si dedica all’azione, alla sua missione per esorcizzare i peccati commessi dagli altri. Adotterà un metodo malsano pur di raggiungere gli obiettivi imposti dalla sua fede, userà ‘il male’ per ottenere un bene più alto e tratterà l’aspetto religioso per condannare la falsa ortodossia degli stessi sanguinari assassini.

La reincarnazione dei colpevoli e il processo mediatico

Da antologia il processo finale con tutti i protagonisti reincarnati in altri corpi (la trovata narrativa è veramente geniale e tutta da godere nella lettura!). Questi, parlando in un talk show d’inchiesta, confermeranno ancor di più l’ipocrisia di fondo. Non ammetteranno infatti le loro effettive colpe neanche di fronte alla verità storica e documentata dei fatti. Fiorenza, al suo sesto romanzo, riesce a dare una prova di maturità autoriale. Riesce a fondere bene gli elementi della suspense e dell’azione con quelli più pregnanti, religiosi e tematici delle verità storiche sulle ingiustizie sociali. Da leggere e da approfondire.

Di  Maurizio Caruso

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