Dark: i misteri di Winden e l’eterno ritorno

Dark

Winden, piccola cittadina tedesca, è lo scenario nel quale si sviluppa la trama di Dark, nuova serie tv targata Netflix uscita lo scorso dicembre, in dieci episodi che iniziano lentamente a prendere il ritmo fino ad avvolgere e rapire lo spettatore.

Se, per certi versi, la serie tedesca trae ispirazione da Stranger Things, (in entrambi i casi tutto comincia con la scomparsa di un bambino) con la quale condivide una certa dose di mistero, se ne discosta però attraverso un’atmosfera decisamente più intellettuale e se possibile più cupa e inquietante.

Gli autori, Baran bo Odar e Jantje Friese, portano al centro dell’attenzione il tema del tempo. Nella piccola Winden, le vicende di tre generazioni di famiglie si intrecciano in altrettante epoche storiche intervallate da 33 anni: 2019, 1986 e 1953.

Una vicenda spazio-temporale in cui non solo il passato influenza il futuro, ma in cui il futuro influenza il passato e manda all’aria tutti gli schemi causali con i quali la scienza e il senso comune provano a spiegare e dare un ordine logico al mondo e a tutto ciò che accade.

Einstein scriveva, in una lettera indirizzata alla sorella e al figlio dell’amico Michele Besso a seguito della morte di questi, la sua convinzione fondamentale: «La separazione tra passato, presente e futuro ha solo il significato di un’illusione, per quanto tenace».

Questa frase, che apre la serie, è quasi il mantra di tutti gli accadimenti che si ripercuotono su Winden e funge da impalcatura generale nella vita dei protagonisti.

Numerose sono le domande. Siamo liberi nel momento in cui prendiamo una decisione? O siamo invece dei burattini nelle mani di un fato imperscrutabile che si serve di noi senza darci alcuna possibilità di comprenderlo? Il futuro è già scritto?

La scienza, il pensiero comune, fino ad arrivare al Cristianesimo, ci portano a credere che il tempo sia lineare: il passato, il presente ed il futuro si susseguono in modo consequenziale e logico. Queste concezioni del tempo sono animate da uno spirito di ottimismo, il mito del progresso nella scienza e l’attesa della salvezza e della redenzione nel Cristianesimo.

In Dark a questa concezione del tempo se ne affianca un’altra, quella ciclica di derivazione greca e ripresa da Nietzsche: l’eterno ritorno dell’uguale. Passato, presente e futuro sono tra loro collegati e si intrecciano in un circolo che si ripete all’infinito. Tutto ciò è ben esemplificato dall’aforisma 341 de La Gaia scienza: «Questa vita, come tu ora la vivi e l’hai vissuta, dovrai viverla ancora una volta e ancora innumerevoli volte, e non ci sarà in essa mai niente di nuovo, ma ogni dolore e ogni piacere e ogni pensiero e sospiro, e ogni cosa indicibilmente piccola e grande della tua vita dovrà fare ritorno a te, e tutte nella stessa sequenza e successione. […] L’eterna clessidra dell’esistenza viene sempre di nuovo capovolta – e tu con essa, granello di polvere!»

Così se il tempo è circolare, il futuro influenza il passato e tutti gli eventi che hanno la possibilità di accadere sono in realtà già accaduti. In Così parlò Zarathustra osserva Nietzsche: «Da questa porta carraia che si chiama attimo, comincia all’indietro una via lunga, eterna, dietro di noi è un’eternità […]. Non dovrà ognuna delle cose che possono accadere, già essere accaduta, fatta, trascorsa una volta?»

Sono queste alcune delle drammatiche conseguenze contro le quali si scontra Jonas, uno tra i personaggi principali della serie.

Se il tempo è circolare, è possibile cambiare il futuro? Abbiamo un ruolo nel grande gioco dell’universo?

A queste domande, i dieci episodi componenti Dark, davvero ben fatti nel loro complesso, provano a dare una risposta.

E mentre è stata annunciata la seconda stagione, la prima stagione di questa promettente serie tedesca targata Netflix riesce in pieno nel suo intento, tra paradossi e colpi di scena inaspettati. Sarà una vera sfida, per gli autori, mantenere lo stesso livello nella prossima stagione.

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  • Nato a Reggio Calabria, laureato in Filosofia Contemporanea, al di là di dove vivrà effettivamente in modo stabile, porta dentro di sé l’amore per il Mezzogiorno e per lo Stretto. Si occupa principalmente di epistemologia post-positivistica e della complessità, di filosofia del linguaggio e della politica. Sogna un nuovo umanesimo che eticamente possa guidare il progresso tecnico-scientifico in una direzione umana. Attualmente si sta interessando al pensiero dell’“anti- filosofo”, per dirla con Badiou, Ludwig Wittgenstein.

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