Come una barca sul cemento – Roberto Saporito

Recensione a cura di Martino Ciano

L’ha combinata davvero grossa questo professore, ormai ex, che si è ridotto a fare il guardiano notturno e ad abitare su una barca attraccata a un molo da cui può meditare sulla sua disastrata esistenza. Poi, all’ improvviso, questo docente rimasto indietro con gli esami dell’Università della Vita, decide di andare a caccia dei suoi vecchi amori, ossia, donne che gli ronzavano intorno quando era un giovanotto.
Il nuovo romanzo di Roberto Saporito ha per protagonista un disadattato italiota, ma che vuole fare il verso ai libertini della beat generation.
Libertinaggio, ossia, un vizietto che, oltre a cacciarlo nei guai, lo farà apparire ancor più fuori luogo. Insomma, il nostro eroe è una contraddizione in carne e ossa, da una parte vive con spensieratezza la sua sindrome di Peter Pan, dall’altra, si lascia trascinare dagli eventi accettando la sua inettitudine.
La sua unica decisione: non decidere.
Saporito ci racconta tutto con estrema leggerezza. La voce narrante, ossia, un tu accusatorio che ci racconta le peripezie di questo fallito in cerca di fortuna, ci mostra ogni cosa con un tono cinico, diretto, senza giri di parole. La caduta perpetua di questo individuo, che si caccia nei guai per un manipolo di donne annoiate, è raccontata con ilarità. D’altronde, perché disperarsi per chi decide liberamente il proprio destino e, soprattutto, perché questo ex professore in cerca di malattie veneree dovrebbe redimersi?
Lo stile di Saporito è minimalista. Nei suoi romanzi brevi ciò che è straordinario si sussegue con ordinarietà. Non c’è un colpo di scena, anzi, i suoi personaggi vivono tutto con la giusta indifferenza. Lo scrittore piemontese, infatti, dà forma a uomini stoici che indomiti attraversano gli eventi, che si abbandonano completamente alla vita senza resisterle. Nel caso specifico, l’ex docente lo farà a bordo della sua Vespa.
Pertanto, cos’è Come una barca sul cemento?
È un romanzo che sfrutta il susseguirsi degli eventi per mettere in mostra il dramma personale di un uomo che non vuole rassegnarsi all’incedere del tempo, anche se vorrebbe dimostrare il contrario. Ma è proprio mentendo a se stessi che si commettono gli errori peggiori, ed è in questi momenti di menzognera vitalità che la voce narrante sgrida il protagonista dal molo di un porto sepolto.

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  • Vive a Reggio Calabria. Dopo anni passati fuori per lavoro, è ritornato nella sua città. Blogger, appassionato di fotografia, musica e cinema. Presidente dell'associazione culturale Fahrenheit 451. Vincitore del concorso fotografico “Calabria-back to the beauty” (Calabria Contatto). Ama la letteratura, con una predilezione per gli scrittori di fine Ottocento e Novecento. Si pone come obiettivo quello di condividere la valorizzazione del territorio e del mondo visto con gli occhi della gente del Sud.

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