Chiamati alla santità

Gaudete et exsultate (Mt 5,12). Si compone di cinque capitoli e di 177 paragrafi la nuova esortazione apostolica di papa Francesco: un vademecum per diventare santi, composto per tutti, perché tutti – scrive il papa – sono chiamati a una vita piena, senza accontentarsi «di un’esistenza mediocre, annacquata, inconsistente» (GE 1).

La terza esortazione del pontificato di Bergoglio (dopo l’Evangelii Gaudium del 2013, sull’annuncio del Vangelo nel modo attuale, e l’Amoris Laetitia del 2016, sull’amore nella famiglia) non parla di modelli di santità irraggiungibili, di eroi dei fumetti o del cinema, ma dei «santi della porta accanto», uomini e donne «riflesso della presenza di Dio, o, per usare un’altra espressione,la classe media della santità”» (GE 7). Far parte della “classe moyenne du Salut” è più semplice di quanto s’immagini: è sufficiente che ciascun credente imbocchi la propria strada, quella che Dio ha pensato per lui, e faccia emergere il meglio di sé nella realtà in cui Lui l’ha posto. È la santità dell’uomo comune, quella che abita «nei genitori che crescono con tanto amore i loro figli, negli uomini e nelle donne che lavorano per portare il pane a casa, nei malati, nelle religiose anziane che continuano a sorridere» (GE 7). Ritorna qui il capitolo V della Lumen gentium che al paragrafo 40 parla della «vocazione universale alla santità», intesa non come conformazione a un modello ideale di vita spesso inarrivabile, ma come vera missione nel mondo.

Un cammino che involge soprattutto chi ogni giorno sperimenta la fragilità umana, ma è anche disposto a lasciarsi rialzare dalla misericordia di Dio: «Non sono i sani che hanno bisogno del medico, ma i malati; io non sono venuto a chiamare i giusti, ma i peccatori a convertirsi» (Lc 5,31-32).

Il papa mette in guardia anche dalle distrazioni che impediscono di diventare santi: dagli strumenti tecnologici al consumismo edonista, dall’insoddisfazione all’ansia, dalla negatività alla tristezza, dall’accidia comoda all’egoismo, dall’individualismo alle forme di falsa spiritualità. Ma i veri nemici della santità sono altri: lo gnosticismo moderno e il pelagianesimo; il primo inteso come il tentativo di addomesticare il Mistero, riducendo l’accesso alla fede alla mera conoscenza della dottrina; il secondo come l’idea di una santità sganciata dalla grazia e frutto della sola volontà umana.

Come si giunge dunque in concreto alla santità? Attraverso le otto Beatitudini evangeliche (cfr. Mt 5,3-12; Lc 6,20-23): essere poveri nel cuore e miti, saper piangere con gli altri, aver fame e sete di giustizia, agire con misericordia, avere un cuore puro, seminare la pace e accettare la via controcorrente del Vangelo tra le sfide del mondo di oggi.

Francesco propone di seguire Gesù “sine glossa”, senza commenti, fantasticherie o scuse, soprattutto quando chiede di agire con carità verso i fratelli più bisognosi, non solo nella difesa dell’innocente che non è nato, ma anche in quella dei poveri già venuti al mondo, degli schiavi e degli scarti dell’umanità. Bioetica, ma anche accoglienza dei migranti, nella consapevolezza che solo la misericordia è la chiave del cielo.

Al capitolo quarto, papa Bergoglio riassume le caratteristiche della santità: la saldezza in Dio che ama e sostiene, la sopportazione, la pazienza e la mitezza (da praticare anche sui social network, spesso spazi di violenza e calunnia); l’audacia e il fervore, perché la Chiesa ha bisogno di missionari appassionati e non di burocrati; senso della comunità, nessuno si salva da solo; la preghiera costante, perché il chiamato alla santità ha bisogno di comunicare quotidianamente con Dio; infine, la gioia e il senso dell’umorismo, perché i grandi santi hanno volti sorridenti e carichi di speranza. Bando perciò agli stereotipi della santità grigia, seriosa, roba per poche ed austere anime elette. Di santi con la battuta pronta, capaci di ridere della vita e di sé ce ne sono parecchi nel calendario: il papa richiama l’esempio del romano san Filippo Neri, di san Tommaso Moro, che addirittura compose una preghiera del buon umore, arguto inno al riso cristiano, e, da ultimo, san Vincenzo de Paoli.

Infine, papa Francesco ricorda che «la vita cristiana è un combattimento permanente» (GE 158), giacché il diavolo non è una figura mitologica, una pseudo-realtà, una personificazione concettuale delle cause ignote dei nostri malanni, ma è il principe del male. Quindi, mai abbassare la guardia – avverte – e capire cosa viene dallo Spirito Santo attraverso il dono del discernimento, «strumento di lotta per seguire meglio il Signore» (GE 169).

L’appello di Francesco ci consegna un monito di fiducia nella nostra capacità di aspirare alla santità senza rinnegare le nostre umane imperfezioni, anzi celebrandole come il luogo in cui lo Spirito Santo manifesta la sua azione salvifica.

È bello pensare che esempi di questa santità “a portata di mano”, di un ordinario vissuto in modo straordinario, siano esistiti in un passato non troppo remoto. Penso a Chiara Corbella Petrillo, salita al cielo il 13 giugno 2012, all’età di ventotto anni, che ha realizzato pienamente la sua vocazione di figlia, donna, fidanzata, sposa e madre. E soprattutto la dimensione di sentirsi “chi-amata”.

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  • Vive a Reggio Calabria, dove è nato, lavora, pensa e scrive. È avvocato civilista, con incursioni in diritto tributario e legislazione scolastica. È tra i fondatori di Suddiario. Appassionato della grammatica, ama leggere e scrivere — non solo di diritto, ma anche di politica, religione e psicologia.

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