BoJack Horseman: da McLuhan a Schopenhauer

BoJack

Il personaggio di BoJack Horseman, cavallo umanoide, vecchia star immaginaria di una sit-com degli anni Novanta dal titolo Horsin’ Around è il protagonista della serie da cui il titolo, appunto BoJack Horseman. La serie d’animazione targata Netflix, uscita dalle mani di Raphael Bob-Waksberg è un concentrato di comicità, situazioni surreali ma anche molto molto cinismo.
La società descritta è quella tipicamente americana, ma generalmente anche occidentale, segnata dalla logica del profitto e da quella dell’immagine. Tutto ciò che conta non è il contenuto, ma per parafrasare McLuhan, «il medium è il messaggio»; ciò che conta, soprattutto oggi nell’epoca globale e dei social media, non è tanto quello che si vuole dire, ma gli strumenti usati per dirlo. Così, ad esempio, il posto dell’onesto e capace governatore della California, la marmotta Woodchuck Coodchuck-Berkowitz, nella quarta stagione, viene insidiato dal simpatico labrador Mr Peanutbutter, sulla base di un programma inconsistente e su una sostanziale simpatia e notorietà in quanto star del mondo di Hollywood. L’immagine conta più del contenuto. Il veicolo è il messaggio.

In questo scenario di lotta sfrenata per il successo con l’immagine che vince sui contenuti, in cui le case editrici che cercano di proporre romanzi e cultura fanno fatica a sopravvivere perché la gente non legge e preferisce seguire i social, si sviluppano le vicende di BoJack, cavallo umanoide ormai ricco e perennemente insoddisfatto. Il nostro protagonista conduce una vita completamente disordinata, non è capace di legarsi emotivamente con nessuno, e, quando lo fa, realizza disastri. Nulla gli pare sufficiente, una volta realizzato un obiettivo, ad esempio la presunta nomination all’Oscar per il suo ultimo film, rimane deluso perché non lo appaga.
Tutto questo lo porta a sfuggire alla realtà della vita attraverso la droga, l’alcool e il sesso. Tanti narcotici per non pensare al malessere esistenziale che lo accompagna sempre. Il desiderio e la sua realizzazione risultano essere solo fattori di godimento momentaneo, superato il quale BoJack ricade nel dolore e in un profondo malessere, quasi schopenhaueriano. In questa spirale di sofferenza intervallata da parentesi e momenti di benessere, il nostro cavallo causa una serie di disastri a tutte le persone che gli vogliono bene: è infatti un personaggio narcisista, egocentrico ed egoista. Tende ad utilizzare gli altri per scacciare le proprie angosce senza voler cercare in un modo o nell’altro di uscire dalla spirale narcotica nella quale lui stesso si è infilato. Risulta perfettamente consapevole del suo essere uno “stupido pezzo m…a”, (così si intitola il sesto episodio della quarta stagione) e continua a soffrire in una spirale senza apparente via di uscita. La serie ha il pregio di seguire una trama che non si azzera di episodio in episodio, come avviene ad esempio in altre serie d’animazione per adulti come I Simpson e I Griffin, ogni evento che accade ha ripercussioni sul futuro dei personaggi e del mondo circostante.

Alcuni temi etici sono presentati in modo irriverente e ironico. Si pensi alla puntata dedicata all’aborto, la sesta della terza stagione. Diane, curatrice delle pagine social della cantante Sextina Acquafina, le fa twittare per errore la notizia di un suo presunto aborto. La cantante, poi, pensando di poter ottenere maggiore visibilità, ne inscena uno finto in diretta tv, scrivendoci anche una canzone sopra, divertente quanto surreale. Inutili le preoccupazioni di Diane riguardo l’impatto negativo che il fronte pro choice, di libertà di scelta delle donne, avrebbe potuto avere, alla fine la Sextina Acquafina diventa paradossalmente icona pop dei diritti delle donne. Ironicamente, una volta realmente incinta la cantante deciderà invece di tenere il bambino. Ancora una volta, tutto ciò che conta riguarda l’immagine, non la realtà, il contenuto. I personaggi non sono mai banali, semmai si vedono affrontare problemi seri in modo spesso comico e divertente. Ciò non toglie la presenza di tematiche trattate in modo più delicato. Ad esempio il tema della asessualità, cioè del disinteresse verso il sesso, generalmente poco conosciuto in tema di educazione sessuale, è presentato nella crescita di Todd, ex amico di BoJack. BoJack Horseman rappresenta uno delle massime vette raggiunte dalle serie di animazione per adulti per il suo fondere molto bene comicità, serietà, leggerezza e drammaticità. Senza dubbio un grande colpo per Netflix.

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  • Nato a Reggio Calabria, laureato in Filosofia Contemporanea, al di là di dove vivrà effettivamente in modo stabile, porta dentro di sé l’amore per il Mezzogiorno e per lo Stretto. Si occupa principalmente di epistemologia post-positivistica e della complessità, di filosofia del linguaggio e della politica. Sogna un nuovo umanesimo che eticamente possa guidare il progresso tecnico-scientifico in una direzione umana. Attualmente si sta interessando al pensiero dell’“anti- filosofo”, per dirla con Badiou, Ludwig Wittgenstein.

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