Speciale Elezioni Politiche 2018: intervista a Pietro Sergi di Liberi e Uguali

Pietro Sergi

In vista delle imminenti consultazioni elettorali, la redazione di Suddiario.it ha messo in cantiere una serie di interviste ai candidati in lizza a Reggio Calabria per le diverse formazioni politiche, con lo scopo di permettere agli elettori di informarsi e orientarsi meglio.

Si parte con Pietro Sergi, candidato per Liberi e Uguali al Senato, collegio uninominale Gioia Tauro-Reggio Calabria (Calabria 04).

Intanto grazie per volersi sottoporre alle nostre domande. Vuole presentarsi ai nostri lettori? Se non le dispiace, ci racconti delle sue esperienze di vita, lavoro, formazione, e successivamente del percorso che l’ha portata a impegnarsi in politica, e alla scelta di aderire al progetto di Liberi e Uguali.

Sono io a ringraziare voi per la possibilità di illustrare il nostro programma e le nostre aspettative e prospettive. Ho 53 anni, tre figli, Michele, Caterina e Ilaria. Il primo laureando in Agraria e già Dirigente politico di Sinistra Italiana in Emilia Romagna, la seconda studia Scienze Diplomatiche Internazionali e la terza, Ilaria, frequenta la Scuola Media e porta avanti con tenacia i propri hobby, equitazione e studia chitarra. Sono originario di Natile Vecchio, dove ho casa e dove ormai da tre anni passo molto tempo per via della mia attività politica che, per scelta, ho voluto praticare qui in Calabria.

Se dovessi mettere in fila i miei, di hobby, comincerei dalla politica, che è anche l’attività che mi sta permettendo di vivere esperienze indimenticabili. Poi la scrittura, altra esperienza che mi ha dato grandi soddisfazioni con la pubblicazione di quattro libri di narrativa e, per ultima ma non ultima, la natura. La montagna soprattutto.

La mia avventura politica inizia subito appena emigrato in Emilia Romagna, nei DS, all’inizio dell’anno 2000. Da lì ho seguito l’iter che ci ha portati alla nascita del PD, progetto ambizioso che potrebbe naufragare proprio il 4 marzo prossimo. PD che ho lasciato il 14 gennaio 2014 dopo la famosa “domanda” dell’allora giovane rampante Matteo Renzi, «Fassina chi?». Successivamente ho seguito l’uscita dal PD dello stesso Stefano Fassina, al quale sono legato sia politicamente che da amicizia personale. Con lui abbiamo fondato il movimento “Futuro a Sinistra” che poi è confluito, esattamente un anno fa al congresso di Rimini, in Sinistra Italiana, Partito del quale faccio parte, come membro della Direzione Nazionale. Poi, dopo la scissione con l’uscita dal PD di molti altri esponenti nazionali di primo piano e la successiva nascita di MDP – Art. 1, abbiamo dato vita alla lista unica di Liberi e Uguali, insieme, anche, a Possibile di Pippo Civati.

Quali sono i punti principali del programma di Liberi e Uguali? Secondo lei, qual è la differenza principale tra i fuoriusciti di LeU e il PD?

I punti principali sono istruzione e ricerca, lavoro buono e dignità dei lavoratori, un cambiamento di passo sulle tematiche ambientali, redistribuzione fiscale più equa, welfare universale, sanità pubblica, uguaglianza nei diritti, giustizia più efficiente e uguale per tutti e tutte, turismo sostenibile, pace e disarmo. La differenza tra chi è uscito dal PD e chi è rimasto è che chi è uscito dal PD ha finalmente visto che nel corridoio non c’era solo una “mucca” ma una mandria di bufali impazziti. Chi è uscito, seppure con qualche differenza di vedute di prospettiva sulle alleanze, si è dovuto arrendere all’evidenza che il PD ormai è un Partito liberista. Non capisco, semmai, chi continua a dire che le battaglie si fanno dall’interno, perdendole sistematicamente un po’ tutte.

Può immaginare una convergenza con il PD dopo il voto? La pregiudiziale è, secondo lei, la fine della leadership di Matteo Renzi?

La politica non può essere derubricata a personalismi inutili che non portano a nulla. Lo stesso Renzi ce lo ha insegnato in occasione del referendum sulla riforma costituzionale, che lui stesso volle trasformare in un referendum sulla sua illustre persona, con l’esito catastrofico, per lui, che tutti noi conosciamo. Da tempo diciamo che il PD ha subito una mutazione antropologica nella sua visione di Paese e nei suoi valori di riferimento, culminati in politiche neoliberiste che ci hanno portato ad ulteriore precarietà nel mondo del lavoro col tanto sbandierato quanto fallimentare Jobs Act, che ha risposto con i manganelli agli insegnanti che, fatto assolutamente di rilevanza storica, manifestavano insieme a studenti e genitori contro la riforma chiamata, beffardamente, “Buona Scuola”, che col Ministro Poletti ha offeso un giorno sì e l‘altro pure i giovani che non riescono a trovare lavoro e sono costretti, ancora oggi, ad emigrare verso altri Paesi.  Il Jobs Act, in definitiva, è servito soltanto a dimostrare che non è comprimendo o togliendo i diritti dei lavoratori che si creano nuove opportunità e posti di lavoro, ma ha certificato il fallimento clamoroso di questa teoria strampalata. Quindi, è servito solo a questo. Politiche neoliberiste imbottite di bonus “mammà e bebè”, che ha stabilito che la cultura sia quantificabile con un bonus di 500 euro (e poi?), una visione di Paese incerottato coi bonus e poca sostanza nel cambiamento strutturale del Paese stesso. E mentre noi di Liberi e Uguali parliamo di welfare universale, di diritto allo studio, di sanità pubblica, c’è chi si si occupa di abrogazione del canone TV dopo averlo infilato nella bolletta della luce. Quindi, per tornare alla domanda, essendo convinto che il PD non sconfesserà se stesso e le sue politiche sociali ed economiche, ritengo improbabile una convergenza post elezioni. Chiaro che se il PD avesse nel suo programma la legge Fornero da rivedere radicalmente, l’eliminazione del Jobs Act e il reinserimento dell’art. 18 nello Statuto dei Lavoratori, della cancellazione della Buona Scuola, della totale virata a sinistra nelle sue politiche economiche di stampo spiccatamente liberiste, in quel caso penso che non ci sarebbero problemi di alleanze di Governo.

Di fronte ai recenti fatti di Macerata o alla tragedia della tendopoli di San Ferdinando il tema delle politiche sull’immigrazione si impone sempre di più nel dibattito pubblico. Grasso ha recentemente usato, ospite a Otto e mezzo, il termine “accoglienza”. LeU intende operare una svolta radicale rispetto alle politiche di Minniti?

Intanto partirei dal fatto che non saranno certo azioni razziste o rigurgiti di fascismo becero e incostituzionale a fermare il fenomeno immigrazione. Semmai servono solo ad esasperarne ulteriormente la percezione e il senso di paura sul quale speculare elettoralmente. Penso che il problema vada affrontato in ambito europeo, perché è molto facile predicare bene e razzolare male su questo tema. L’accoglienza è un fattore umano che tra esseri umani non può mancare. Non può sfuggire la tragedia di chi magari scappa dalla sete rischiando di morire annegato, soffocato dall’acqua. Non può sfuggire l’instabilità che si è creata in certe aree come la Libia, da dove il fenomeno immigrazione ha il suo punto di concentramento e partenza, imponente e difficilmente controllabile con azioni sporadiche o provvedimenti-tampone. Bisogna che l’Europa la smetta per un po’ di pensare all’economia tedesca e francese e inizi a comportarsi come Unione Europea anche politicamente. È utopia pura pensare di fermare questo fenomeno, bisogna piuttosto attrezzarsi bene per affrontarlo nel migliore dei modi, e non si possono tollerare azioni come quelle di Macerata o tragedie come San Ferdinando e non si può pensare che saranno la Lega o Minniti a risolvere tutto. Bisogna imporsi e battere i pugni a Bruxelles, non affidarsi ai leghisti o ai fascismi.

Un altro tema centrale di questa campagna elettorale è naturalmente l’Europa. Liberi e Uguali propone di giocare ancora la carta di maggiore flessibilità con Bruxelles?

Intanto credo che sarebbe opportuno, da parte nostra – soprattutto al Sud – attrezzarci a spendere bene in progetti lungimiranti i fondi europei che troppo spesso vengono restituiti in quantità clamorosa mentre qui non abbiamo servizi di nessun genere o quasi e un tasso di disoccupazione reale altissima. Su questo tema c’è un dibattito interno allo schieramento e anche in Sinistra Italiana, ma non è un tema, neppure questo – tanto per cambiare – di facile soluzione. Non si può certo dire “tutto va ben, Madama la Marchesa”, né pensare che la soluzione di tutti i mali sia uscire dall’Euro. La nostra Costituzione vieta i referendum sui trattati europei e non sarebbe certo opportuno indirne alcuno di questo genere, ma tutto ciò non significa che si possa ancora insistere sulla convinzione che l’unica soluzione sia “Più Europa”. Di sicuro non sarà la soluzione finché l’UE non diventerà unione politica e non solo UM, cioè unione monetaria. Mi pare chiaro che l’austerity, dal canto suo, non abbia portato grandi risultati. Nel film PIIGS, acronimo di Portogallo, Irlanda, Italia, Grecia e Spagna, cioè i paesi a rischio default, ci viene spiegato come è nato il “parametro” del 3%, e vi assicuro che è una storia assurda. Credo che la flessibilità serva a rilanciare l’economia più dei bonus, perché la sensazione è che continuare a soffocare l’economia, sacrificando qualsiasi investimento sull’altare dei bilanci, non sia la ricetta giusta per uscire dalla crisi. La convinzione che l’economia Europea si risollevi attraverso la svalutazione dei diritti nel mondo del lavoro, con tanti Jobs Act imposti da Berlino e Bruxelles, mi pare sia già fallita. E se c’è un articolo della Costituzione che andrebbe riformato è l’art. 81, cioè il pareggio di bilancio.

Le forze politiche del centro-destra parlano di flat tax, mentre Liberi e Uguali ha proposto di abolire le tasse universitarie. Sono idee che cozzano col concetto di progressività dell’imposizione fiscale: chi più ha, più dovrebbe contribuire. In questo LeU non è poco di sinistra?

L’abolizione delle tasse universitarie non cozza con il principio di progressività fiscale. Infatti riteniamo che il diritto allo studio debba essere garantito a tutti. Noi siamo per l’abolizione delle tasse universitarie, ma anche per l’abolizione del numero chiuso.

L’iscrizione all’Università sarà pagata con la fiscalità generale, le critiche che noi con questa proposta vorremmo favorire anche i figli di chi si può permettere di pagare gli studi è, quindi,  una fesseria. Noi siamo gli unici che intendiamo ridurre l’aliquota IRPEF al primo scaglione in modo da concentrare gli sgravi ai redditi bassi e medi. Secondo noi, inoltre, il ripristino del principio di progressività nel prelievo fiscale è il sistema che mette tutti nelle condizioni di poter avere figli che godano del diritto allo studio gratis. Senza dimenticare che per i “ricchi” esistono sempre le università private, nel caso ci vogliano mandare i propri figli. In questo modo si garantisce un diritto allo studio esteso ed ognuno paga progressivamente in funzione del suo reddito, come recita la nostra costituzione. Questo dice il nostro programma. Perché un popolo che ha libero accesso al sapere e alla cultura è un popolo più libero.

Si è criticata da più parti la cosiddetta Buona Scuola. Cosa intende fare LeU per migliorare il sistema scolastico italiano e incentivare la ricerca, che, nel nostro Paese, a parte poche eccellenze, non riesce a decollare, determinando una scoraggiante fuga dei cervelli?

I “cervelli” vanno via per trovare un lavoro che li metta nelle condizioni di esprimere le proprie potenzialità. Se non si investe in ricerca non si trattengono i cervelli. Inoltre, prima di diventare cervelli laureati c’è chi li manda a friggere patatine al McDonald’s con la scusa dell’alternanza scuola-lavoro, non ci dimentichiamo neppure di questo. Personalmente credo che sulla scuola e sulla sanità non si debba mai tagliare, ma investire.

Di seguito alcuni dati che ritengo importanti riportati direttamente dal nostro programma:

«In primo luogo serve un piano straordinario nazionale per l’edilizia scolastica: nuove scuole e messa in sicurezza degli edifici esistenti.

Le e gli insegnanti sono intellettuali e ricercatori ed è stata sottolineata la necessità di riconoscere la dignità e il valore della loro funzione. Lo stesso presidente Grasso, intervenuto al dibattito, ha sottolineato come le e gli insegnanti “eroi del nostro tempo” svolgano un lavoro difficile, in condizioni spesso disagiate.

La legge 107 è stata l’ultimo rovinoso atto di un percorso di pessime riforme condotte da governi di centrodestra e centrosinistra che avevano come principale obiettivo quello di sottrarre risorse alla scuola pubblica italiana.

L’idea di fondo è stata quella che sul sistema dell’istruzione si può e si debba risparmiare. Basti ricordare i tagli di Moratti, la riduzione dei posti operata da Gelmini, 86.000 per i docenti, 49.000 per il personale non docente, (posti persi per sempre) e, infine, la continua riduzione della spesa, anche negli ultimi anni, in perfetta linea con le scelte operate precedentemente.

L’Italia, tra i Paesi europei, è la terz’ultima per spesa nel comparto del sapere (il 4% del Pil, un punto in meno della media europea). Tra le ultime in Europa per numero di laureati e diplomati. È necessario invertire la tendenza e uniformarsi alle più avanzate esperienze europee quanto a finanziamenti in istruzione e università.

L’Italia ha ancora un’alta percentuale di dispersione scolastica (il 14%) rispetto agli altri Paesi europei e difficilmente potrà raggiungere nel 2020 l’obiettivo del 10%. Dispersione che ha un alto costo sociale. Perché se l’istruzione costa, l’ignoranza costa molto di più. E la lotta alla dispersione scolastica sarà un punto decisivo del nostro programma».

Qual è l’approccio di Liberi e Uguali ai problemi del Mezzogiorno, profondamente intrecciati con quelli dei giovani? Quali sono le proposte avanzate concretamente per combattere quello che sembra essere un irreversibile degrado, accompagnato da un processo, relativamente nuovo, di spopolamento dei centri urbani e delle campagne del Sud dovuto ai flussi migratori interni e al calo della natalità?

Per rispondere meglio, inizio dalla fine. Sullo spopolamento, oltre alla cronica mancanza di lavoro, credo ci sia un problema enorme rappresentato dalla quasi totale mancanza di servizi per il cittadino. Dai piccoli servizi quotidiani, chiamiamoli così, a quelli più grandi: viabilità, rete ferroviaria, edilizia scolastica, sanità soprattutto, la qualità scarsa, quando non la totale assenza, di questi servizi abbassa la qualità della vita. Soprattutto in cittadini con problemi motori e spostamenti con mezzi propri. Ecco, io credo che lo spopolamento si fermi, innanzitutto, con la creazione e il ripristino dei servizi minimi indispensabili previsti dalla costituzione. Su questo tema, credo che la Calabria “meridionale” sia molto indietro. Per prendere un treno decente per Roma bisogna fare molti chilometri in macchina. Viene incentivato il trasporto su gomma, molto più inquinante e scomodo, seppure in presenza di una viabilità insufficiente e disastrata. Quindi la comodità e la durata del viaggio in se stesso viene sostituita dalla comodità di una fermata più vicino possibile al luogo di partenza o di arrivo. Da tutto ciò deriva lo stato di abbandono, la percezione di un futuro sfuggente del quale non si riesce a scorgere uno squarcio di luce. E la luce in fondo al tunnel non si capisce mai se sia quella all’entrata o all’uscita dello stesso tunnel.

Da sue recenti dichiarazioni emerge un interesse verso la tutela del nostro territorio di fronte al preoccupante dissesto idrogeologico. Il patrimonio naturale e culturale del nostro Paese, più che mai nel Mezzogiorno, e senza dubbio nell’area dello Stretto, è in una situazione perenne di emergenza, dissesto e incuria. Come valorizzare il nostro capitale storico e paesaggistico?

Penso si debba partire da un piano massiccio di bonifica delle aree ad altissimo inquinamento ambientale, causa di malattie purtroppo sempre più diffuse, e da un piano di ripulitura dei tanti rifiuti di vario tipo abbandonati per ogni dove.

La Calabria può vantare risorse naturali di infinita bellezza e interesse paesaggistico. La macchia mediterranea che dalle nostre spiagge si arrampica verso l’Aspromonte, ad esempio, è assolutamente da preservare dagli incendi e dall’abbandono di spazzatura e rifiuti di ogni genere. La preservazione del paesaggio è l’unica industria che potremmo aprire domani mattina con qualche investimento adeguato. Il contrasto al dissesto idrogeologico è l’unica fonte di rilancio dell’occupazione attraverso investimenti che verrebbero compensati dal risparmio di stanziamenti coatti dovuti a calamità naturali di natura meteorologica, sempre più frequenti e spesso dovuti all’incuria e al dissesto, più che alla densità della pioggia. Gli operai forestali incrementati sotto la sapiente guida che sembra essersi finalmente insediata al vertice di Calabria Verde. Nuove assunzioni e “vecchi” operai motivati e non certamente “dotati” di braccialetti come i dipendenti di Amazon. Queste proposte, valga per Amazon come per i forestali, fanno semplicemente ridere i polli. Chi propone cose simili, più che braccialetti alle caviglie o ai polsi, credo abbia un osso di dinosauro infilato di traverso nel naso. Quindi, sì, investire su questo comparto, oltre che sull’esigenza di creare depuratori moderni ed efficienti utili a rilanciare il turismo balneare. Non vedo alternativa.

Si candida a Reggio Calabria, nell’area dello Stretto. Quali sono a suo avviso le prospettive di sviluppo per l’area metropolitana che include Reggio e Messina? Ci vorrebbe indicare una delle linee di azione rivolte allo sviluppo del territorio che intende portare avanti nel corso della legislatura?

Ho già detto degli investimenti dai quali, secondo me, bisogna partire: sanità, dissesto idrogeologico, edilizia scolastica, infrastrutture per il rilancio di un trasporto su rotaie degno di una regione europea, viabilità, cura delle risorse culturali di cui siamo ricchi. Non c’è il ponte sullo stretto, perché quello, semmai, sarebbe la ciliegina sulla torta. L’ultimo “lotto” di un piano di sviluppo complessivo, la cui utilità sarebbe eventualmente da valutare quando una rete stradale e ferroviaria modernizzata e ampliata ci consentirà di capire se un’opera di questa portata possa tornare utile. Proporlo ciclicamente, allo stato attuale, è una ennesima presa per i fondelli bella e buona. Personalmente lo ritengo inutile, improponibile certamente in queste condizioni.

Grazie per la disponibilità, in bocca al lupo!

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