“Aldilà”: nel libro fotografico di Davide Galimi, il racconto appassionato di un viaggio

Aldilà

Proponiamo di seguito l’intervista a Davide Michele Galimi, autore del libro Aldilà (Amazon), a cura di  Gianni Vittorio, della redazione di Suddiario.

A volte basta poco per conoscere una persona. Ed è questo il caso dello scrittore che sto per introdurre. Perché Davide sembra già di conoscerlo, forse per la sua immediatezza linguistica, per la prontezza nel saper cogliere il senso delle cose, nel saper carpire, anche grazie ai suoi scatti fotografici, l’essenza della stessa esistenza.

«Ama la vita più della sua logica, solo allora ne capirai il senso».

(Fëdor Dostoevskij)

  • Parlaci  un po’ del tuo libro, la tua opera prima: Aldilà. Perché questo titolo prima di tutto? Cosa intendi tu per aldilà?

Il mio Aldilà(scritto volutamente tutto unito) è “andare oltre”, oltre i propri limiti, oltre tutto quello che impone la società, è un passaggio che ti porta ad avere il coraggio di cambiare se stessi, ti porta ad essere migliore, ad empatizzare con gli altri, a prendere coscienza che quel magone che senti allo stomaco mentre prendi una decisione, qualsiasi decisione importante, è una sensazione da sviscerare, da capire, e quando tutto sembra perduto o irrisolvibile devi avere un sussulto, una intifada personale, ecco cosa è per me “Aldilà”. Ho scoperto i miei sussulti dopo le molte delusioni accumulate, ho scoperto che con la ragione sono riuscito a superare ostacoli apparentemente grandi come montagne.

  • Da dove nasce l’idea di suddividere il libro in tre distinte sezioni (poesia, prosa, fotografia), molto diverse tra di loro?

L’idea nasce dal percorso che ognuno di noi intraprende (o almeno dovrebbe intraprendere) nel corso degli anni. La prima parte, la poesia, è “ADE”, un mondo oscuro, disseminato di pericoli, paure, che poi sono tutte quelle stesse paure di non farcela, nello studio, nel lavoro, nell’amore. ADE per me rappresenta il fallimento, l’ingloriosa fine dei giorni “persi a cercarti tra i mondi”,  la vertigine oscura e lo sconforto. Nella seconda parte, “Valhalla” (prosa), racconto il mio sussulto, la mia intifada, la presa di coscienza, il coraggio di non arrendersi e la voglia di alzare il capo, perché “siamo oscuri” ma siamo fatti anche di “Luce”, lo racconto romanzando quelli che sono i rigurgiti della mia attività onirica, in questa parte ho sentito il bisogno di raccontarmi, ho sentito la necessità di regalare alla carta la mia persona, non tanto per far conoscere agli altri i miei pensieri, ma per ricordare a me stesso di essere migliore, di essere umano. La terza parte, “Nirvana”, è stata la parte più difficile da realizzare, è la parte dove, raggiunto l’“oltre”, non ho più bisogno di scrivere, non c’è bisogno di parlare, basta solo guardare, Nirvana è il mio completamento, è il raggiungimento del tutto.

  • Nella sezione Prosa fai alcuni riferimenti a Damasco e Gaza; ma sono metafore di fatti legati a tue esperienze reali oppure pretesti per raccontarci storie attuali?

Non sono mai stato in quella parte di universo, eppure percepisco la sofferenza di quei popoli, percepisco che mentre noi ci distruggiamo a vicenda per semplici oggetti materiali, in altri posti del mondo si muore in un mercato mentre si comprano le verdure, allora tutto il mio mondo si ferma, riavvolgo il nastro e ritorno umano, ritorno a vivere di sorrisi, di gesti d’amore e di momenti e poco importa che alla fine del mese non sono riuscito a comprare questo o quel prodotto, mi basta un caffè con un amico.

  • Altro breve racconto molto delicato è “La latta”, dove tu ci racconti di vecchi giochi, quando ancora non eravamo invasi dai social e dal mondo elettronico, e bastava poco per divertirsi tra amici. Hai nostalgia di quel periodo?

Il racconto descrive esattamente la mia infanzia, dove il “social” veniva chiamato “insieme”, dove ci si rincorreva per strada, ed il massimo della trasgressione era andare veloce in bicicletta, si era tutti meno “furbi” ma le amicizie erano vere e ci si parlava guardandosi in faccia. Il mondo è troppo veloce per poterlo fermare, ma basterebbe avere più empatia e cercare di mettersi sempre nei panni dell’altro. Si, ho nostalgia, ma il percorso è fatto di tante tappe, e non c’è tempo per avere rimpianti!

  • Molto bella l’ultima sezione, dedicata alla fotografia, altra tua passione. Come nasce questo interesse e perché hai dato questo titolo così evocativo come “Nirvana”?

La passione per la fotografia nasce da quando mio padre decise di “prestarmi” la sua reflex, da allora non sono più riuscito a farne a meno, ovviamente lungi da me definirmi un fotografo, tuttavia tra i miei amici annovero diversi professionisti che mi hanno saputo consigliare e migliorare, poi ovviamente ci ho messo anche del mio, ed ho cercato di comunicare agli altri tramite “NIRVANA” quello che i miei occhi percepiscono tramite la lente, quello che il sensore o la pellicola hanno impresso dentro la mia coscienza, spero che tutto quello che non sono riuscito a scrivere con la penna, io l’abbia potuto “scrivere con la luce”.

  • Per concludere mi sento di dire che la tua opera rappresenta molto bene il tuo animo, di uomo libero e staccato da preconcetti, capace con la scrittura e la fotografia, che io ritengo una grandissima forma d’arte, di immortalare istantanee ed emozioni di una vita quotidiana. Citando te stesso, Davide, dopo questa prova letteraria ti senti più terra argillosa facile da plasmare, oppure marmo duro e fiero?

Ho lottato per andare oltre, ho lottato per liberarmi da tutte le invasioni esterne che la mia persona stava subendo, ho preferito l’amore al lavoro, rinunciando a quello che molti avrebbero accettato ad occhi chiusi. Ho vinto dopo 20 anni la guerra al mostro (la nicotina) semplicemente decidendo di farlo, semplicemente decidendo di essere me stesso. Il tempo dell’argilla è finito, le lotte no, pertanto rimarrò fiero…

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  • Vive a Reggio Calabria. Dopo anni passati fuori per lavoro, è ritornato nella sua città. Blogger, appassionato di fotografia, musica e cinema. Presidente dell'associazione culturale Fahrenheit 451. Vincitore del concorso fotografico “Calabria-back to the beauty” (Calabria Contatto). Ama la letteratura, con una predilezione per gli scrittori di fine Ottocento e Novecento. Si pone come obiettivo quello di condividere la valorizzazione del territorio e del mondo visto con gli occhi della gente del Sud.

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