Piera Aiello: una donna al servizio della giustizia, un faro per le nuove generazioni

antimafia reggio calabria

Ha una nuova missione, adesso, Piera Aiello: viaggiare fra le scuole di tutta Italia e raccontare la sua storia, che non è una storia qualunque, ma quella della prima donna testimone di giustizia, la storia di una ragazzina di ventitré anni, che, con una valigia di vestiti ed una di giocattoli, con in braccio una bambina piccolissima, abbandonava Partanna, un paesino del trapanese dove negli anni ’90 la mafia della Valle del Belice controllava pure il respiro delle persone.

Ma prima di continuare va fatta una doverosa precisazione: il testimone di giustizia è un cittadino che decide di testimoniare, mettendo a repentaglio la propria incolumità, mentre il pentito è un imputato, anche per reati gravi, che collabora a causa di un pentimento ovvero per ottenere sostanziali benefici di legge.

Fatta questa doverosa precisazione, va detto che Piera non aveva scelta dopo che la guerra di mafia aveva lasciato sul selciato prima il suocero e poi il marito Nicolò Atria, entrambi piccoli boss locali; in seguito arriva l’incontro con il Procuratore della Repubblica Paolo Borsellino, “Zio Paolo”, la decisione immediata di testimoniare, il programma di protezione con i suoi custodi, i Carabinieri, le coraggiose testimonianze che hanno permesso allo Stato di smantellare le cosche del Trapanese e la mafia che le ha giurato vendetta.

E vale la pena conoscerla, ascoltarla, farle delle domande, perché Piera è un ciclone inarrestabile, una donna tutta d’un pezzo, “una con gli attributi”, senza tanti giri di parole, perché il solo sentirle raccontare la sua incredibile vita ti fa inumidire gli occhi.

Ed oggi, a Reggio Calabria nell’Aula Magna del Liceo Artistico “Preti – Frangipane”, grazie all’ospitalità del dirigente Avv. Albino Barresi, centinaia di occhietti indagatori di cittadini in fieri hanno avuto l’occasione di guardare Piera Aiello, ora Presidente dell’Associazione Antimafia ed Antiracket “La Verità Vive”, che, assieme al responsabile dei gruppi tematici dell’associazione, Avv. Giuseppe Gandolfo, ha deciso di entrare nelle scuole e di condividere la propria esperienza.

Ma prima di lei parla il primo imprenditore di Reggio Calabria che ha denunciato il “pizzo”, lo chef Filippo Cogliandro (presidente onorario dell’Associazione Antigone – Osservatorio sulla ’ndrangheta), un piccolo grande uomo che ha parlato ai ragazzi con il cuore, in maniera genuina, come le materie prime della terra reggina che usa quotidianamente nei propri piatti: dopo dieci anni dalla denuncia, Filippo dà lavoro a dodici persone, dodici  famiglie che vivono grazie al suo avere saputo dire di no.

«Ragazzi, dite di no, perché se chiedete un favore a queste persone, loro vi avranno in pugno per sempre», gli fa eco Giuseppe Gandolfo, in un appassionato appello alla legalità, ma non quella delle passerelle e dei finanziamenti a pioggia: «L’associazione “La Verità Vive” non prende alcun finanziamento pubblico» — tiene a precisare — «ma vive dei contributi dei soci e di qualche risarcimento ottenuto nei processi contro la criminalità organizzata».

E le sfilate non le può certo fare Piera Aiello, che vive sotto protezione da ben ventisette anni, la quale snocciola date, avvenimenti ed episodi, anche ameni, che servono a stemperare il suo vissuto (come quando diede del “mafioso” a Paolo Borsellino a causa del suo marcato accento palermitano) e che danno il senso della sua spontaneità giovanile, spontaneità che riesci a trovare ancora nei suoi occhi assieme ad un entusiasmo contagioso quanto l’influenza di questi giorni: ma lei, tiene a precisare, non si sente un’eroina, piuttosto una persona normalissima.

Parla Piera, parla della sua fuga, del profumo della sua terra “cotta dal sole” — come direbbe Andrea Camilleri — che le manca, della sua “nuova vita”, dei professionisti immensi che ha incontrato, ma soprattutto parla del suo rifiuto di indossare il “velo nero” dopo la morte del marito, indumento che Sicilia e Calabria hanno in comune e che significa una sola cosa: lutti, come quelli infiniti inflitti agli Achei da Achille “piè veloce”.

Ma il velo vuole dire anche sottomissione, patriarcato, vedovanza sine die, un velo che Piera, con il suo coraggioso esempio, ha strappato idealmente dal suo capo; tuttavia le azioni degli uomini, se non sono raccontate, è come se non fossero mai avvenute, quindi parla della sua decisione di girare le scuole, dopo avere letto un passo del diario della cognata Rita Atria (anche lei testimone di giustizia, ma che si suicidò all’indomani dell’attentato a Paolo Borsellino), in cui la sfortunata ragazza lasciava le sue ultime volontà, auspicando che le nuove generazioni dovessero conoscere il male assoluto, affinché non ne siano mai affascinate: un “lato oscuro” della forza, come nella saga di Star Wars.

Alla fine dell’incontro un alunno del Liceo, con candore giovanile, ha chiesto come la scelta di testimoniare abbia influito sulla vita dei due testimoni: Piera ha detto che questa scelta ha certamente sconvolto la sua vita, ma l’ha anche salvata, perché quella di prima non poteva essere definita tale, mentre Filippo risponde che per lui è stata una scelta di normalità che dovrebbero fare tutti.

Inoltre la Procura della Repubblica di Reggio Calabria ha inviato un messaggio di vicinanza all’incontro per il tramite del Procuratore Aggiunto Dott. Giuseppe Lombardo, e sono anche intervenuti i rappresentanti dei Comandi Provinciali dei Carabinieri, Guardia di Finanza e del SILP Polizia di Stato, per ribadire la presenza degli operatori sul campo, quelli che non vedrai mai, quelli delle nottate infinite, degli appostamenti, dei sacrifici immensi, e che  oggi hanno, in sintesi, detto questo: «Magari nel breve termine vincono loro, ma alla lunga perdono sempre»: perché, in fin dei conti, se scegli di stare dalla parte della ’ndangheta o della mafia o come diavolo volete chiamarla, perderai sempre.

PS: La frase “La Verità vive” è incisa sulla lapide di Rita Atria per volere di Piera, perché, come lei oggi ha detto, «Io un giorno potrò non esserci più, ma la verità vivrà per sempre».

Nella foto da sinistra: Gandolfo, Barresi, Cogliandro © 2018 M. Cartisano

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  • Avvocato penalista, si occupa da sempre di diritto delle reti e di reati telematici. Fonda nel 2003 il proprio blog occupandosi di vari temi di diritto ad uso e consumo degli utenti della rete.

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