La post-verità e il suo principio primo

post-verità

Oggi andiamo alla scoperta di una parola con un significato fuori dall’ordinario, che forse non tutti conoscono, ma che, sicuramente, caratterizza in modo prepotente la nuova era social.
Avete mai sentito parlare della “post-verità”?
Concepita per la prima volta dagli studiosi dell’Oxford Dictionaries ed eletta come parola dell’anno nel 2016, alla stregua delle elezioni negli Stati Uniti d’America e con l’ascesa al potere di Donald Trump, è strettamente correlata con tutte quelle notizie che riceviamo in tempo reale da un momento all’altro sul nostro telefono, indipendentemente dal posto nel quale ci troviamo.
Potremmo essere in Brasile, Africa, Inghilterra, Italia oppure Russia, c’è solo una variabile: il modo che abbiamo di reagire ad una novità, vera o falsa che essa sia.
La post-truth, nella sua lingua originale, mette tra parentesi il fatto che la veridicità di un argomento sia o meno effettiva, ponendo maggiore enfasi sulla percezione, sull’impressione e sulla sensazione che esercita e suscita sul lettore, a prescindere dalla personale conoscenza degli avvenimenti accaduti e, presumibilmente, citati.
Gli eventi effettivi ricoprono un posto di minore rilevanza rispetto al contesto psichico-emotivo suscitato in chi si trova dall’altra parte dello schermo.
Questo termine entra a far parte integrante principalmente del panorama politico e, attraverso esso, nella sua concezione più moderna, si rivebera su una cultura caratterizzata da dibattiti in gran parte contraddistinti dal riscontro emotivo, scollegato dai tratti principali della politica in discussione.
In questo caso, più che di ambito socio-culturale, si prende come punto di riferimento il mondo linguistico.
È da sempre risaputo che, tra avversari di diversi partiti, ci si scontri a colpi di fake news e storie che prendono spunto anche dal leggendario pur di progredire e far carriera, ma ciò che differenzia il fenomeno moderno rispetto a quello sviluppatosi in passato ha a che fare sicuramente con il mondo dell’Internet.
I fondamentali fulcri e pilastri delle notizie che viaggiano ogni secondo alla velocità della luce sono: la generalità dell’informazione trasmessa, la capillarità e la diffusione che essa detiene e la globalità alla quale si affida.

A questo punto, come facilmente intuibile dall’articolo stesso, si può facilmente notare come, sopra il resto, vi sia la questione dell’andare oltre la verità alla quale quotidianamente e ciecamente affidiamo.
Post-, per l’appunto, come il fattore secondario per cui la credibilità di una successione di fatti presentati secondo un criterio di attendibilità non trova credito o riscontro.
Madre generatrice di questo evento è, senza dubbio, la rivoluzione dell’era digitale e non importa se i concetti di “verità” e “realtà” siano effettivamente uniti, essi devono poter trovare un riscontro per poter, in linea di massima, esistere.
Al tutto, possiamo mescolarci facilmente e ben presto la vero-somiglianza di tutto ciò che noi leggiamo.
In tal caso, è semplice poter affermare che la verità è un effetto dell’esito finale di una serie di passaggi discorsivi che hanno di mira il convincimento, cioè il suscitare nel pubblico una dose di credulità.
A questo punto sta a noi scegliere a cosa dare importanza: alla verità dei post nei post o alla percezione che quest’ultimi lasciano e trasmettono?
Forse, saperlo, non è oggi così scontato come poteva sembrare fino a poco tempo fa.

Articolo di Jole Lorenti, studentessa liceale

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