Ha ragione Lucano: siamo tutti ospiti

Mimmo Lucano

Le parole di Mimmo Lucano, intervenuto di recente a Milano («Ogni essere umano è un panorama che non ha uguali. Vorrei una società dove nessuno si può dire autoctono»), stanno scatenando un putiferio. Una levata di scudi a difesa dell’autoctonia, di calabresi e meridionali tout court. Come se, a dire dei webeti, per il sindaco di Riace ci fosse – addirittura – qualcosa di sbagliato nell’essere autoctono o nativo.

Anche Il Giornale.it, testata sicuramente non schierata a favore dell’accoglienza, ha travisato scientemente il senso delle affermazioni di Lucano.

Secondo me, molto più semplicemente, le parole di Mimmo ci riportano al concreto, all’essenziale, all’essere umano «senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali».

Quelle parole ci aprono davvero un panorama che non ha eguali, dal momento che ci riconducono al principio di eguaglianza sostanziale sancito dal secondo comma dell’art. 3 della nostra Carta costituzionale: «È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese».

Quelle parole scuotono le coscienze, ma soprattutto valorizzano il contributo che ogni singolo può apportare alla società, esaltando il pieno sviluppo della persona umana. Si tratta di dare peso alla possibilità per il singolo individuo di esprimere il proprio potenziale umano, qualcosa che ci accomuna tutti al di là di ogni distinzione. Bianchi e neri, ricchi e poveri.

Ma c’è di più. La verità è che sulla terra siamo tutti stranieri: «Tu nel cinquantesimo anno istituirai il giubileo, la terra è mia – dice Dio – la terra non verrà venduta in perpetuità perché la terra è mia» (Levitico, 23,25).

Se la terra non è nostra, se in qualche modo siamo tutti alieni giunti su un pianeta non nostro, nessuna etnia può vantare una pretesa autoctonia o un diritto di sovranità su una porzione di territorio. Lucano ha ragione: nessuno di noi è autoctono. Siamo tutti ospiti nel doppio senso del termine: colui che ospita e colui che è ospitato. La terra diventa nostra solo per poterla donare.

 

 

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  • Vive a Reggio Calabria, dove è nato, lavora, pensa e scrive. È avvocato civilista, con incursioni in diritto tributario e diritto del lavoro. È tra i fondatori di Suddiario. Appassionato della grammatica, ama leggere e scrivere — non solo di diritto, ma anche di politica, religione e psicologia.

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